E. Armand

L'anarchia

(1923)

 


 

Nota

Una presentazione dell'anarchia da una prospettiva in cui l'individuo gioca un ruolo centrale. Notevoli, in questo scritto, i punti di contatto con la metodologia di organizzazione sociale nota sotto il nome di panarchia.

Fonte: Il testo completo, da cui sono presi questi passaggi, è reperibile nella collezione degli scritti di E. Armand, L'initiation individualiste anarchiste, capitolo III, Éditions La Lenteur & Éditions Le Ravin Bleu, 2014.

 


 

Si è molto cavillato e discusso sul ruolo, il valore e il significato reale del movimento anarchico. Noi cercheremo di fare un po’ di luce in questa confusione voluta da taluni e sfruttata da molti.

Definizioni: anarchia, anarchico, concezione anarchica

Il termine anarchia viene da due parole greche che significano pressappoco negazione o assenza di un governo, di un potere, di un dominio. È utilizzato talvolta nel senso di disordine, cosa che a noi non interessa affatto. In senso lato, il termine designa una certa concezione filosofica della società o della vita degli individui che esclude l’idea di un governo o di un potere esterni. L’anarchico è il protagonista, il realizzatore delle idee o delle azioni che hanno come conseguenza o sbocco l’anarchia. La concezione anarchica, esaminata dal punto di vista teorico o pratico o anche descrittivo, costituisce l’insieme delle idee e delle azioni che risultano o portano all’anarchia. Nel senso in cui li intendiamo noi, anarchico e concezione anarchica sono sinonimi di anti-autoritario e anti-autoritarismo. Praticamente, a nostro avviso, si può considerare anarchico ogni essere che, per temperamento o dopo una riflessione seria e consapevole, arriva a negare e rigettare ogni potere o coercizione a lui esterni, che sia di tipo governativo, etico, intellettuale o economico. Si può commentare questa posizione in vari modi: si può dire che è anarchico chiunque rifiuti consapevolmente il dominio di un individuo su un altro individuo, o il dominio dell'ambiente sociale su un essere umano, e il suo corollario economico: lo sfruttamento di una persona da parte sia di un’altra persona che dell'ambiente sociale.

Origini della concezione anarchica

È difficile definire l’origine storica del movimento anarchico. Senza dubbio fu anarchico il primo essere umano che reagì consapevolmente contro l’oppressione esercitata da un altro individuo o da una collettività. Le leggende e la storia menzionano alcuni nomi di anarchici: Prometeo, gli angeli ribelli, Socrate, Epitteto, Diogene, lo stesso Gesù, possono essere considerati, da differenti punti di vista, come delle tipologie di anarchici di un tempo. Gli inizi filosofici del movimento anarchico attuale sembrano risalire al Rinascimento, o più esattamente alla Riforma Protestante che, istillando nelle menti le idee del libero esame e della libera ricerca in materia di sacre scritture, oltrepassò i confini dei suoi iniziatori e sfociò nella diffusione dello spirito critico in tutte le sfere della vita. Il movimento del libero pensiero era nato ma, invece di svilupparsi, di andare oltre fino alla critica razionale delle istituzioni e delle convenzioni umane, si bloccò nell’esame minuzioso di favole puerili sulle quali i cristiani ortodossi costruiscono le loro credenze. È sorto allora il movimento anarchico, che ha completato e realizzato l’opera dei liberi-pensatori, sottomettendo all’analisi individuale, decreti e leggi, principi morali e programmi d’insegnamento, condizioni economiche e rapporti sociali di ogni tipo. L'anarchia è diventata il più pericoloso movimento di opposizione con cui le tirannie governative siano state confrontate.

La concezione anarchica e la Prima Internazionale

Si è soliti collegare storicamente l’anarchia al movimento operaio che, sotto il nome di “Internazionale dei Lavoratori”, fiorì verso la fine del regno di Napoleone III. La cosa è inesatta. L’avversione e le invettive che Karl Marx, il grande profeta del socialismo scientifico, mostrò nei confronti di Mikhail Bakunin non avevano come causa divergenze profonde dal punto di vista intellettuale o etico. Bakunin e i suoi amici furono espulsi dall’Internazionale nel 1872 in quanto federalisti, decentralizzatori, autonomisti, ostili alla strategia statalista di conquista di seggi parlamentari che i partiti socialisti stavano iniziando ad attuare e che sarebbe continuata nel corso dei successivi 50 anni. Sono stati i federalisti che hanno tradotto e diffuso nei paesi del Mediterraneo il Capitale, l’opera principale di Marx. Certamente Bakunin è stato un anarchico, spesso con toni violenti e talvolta con grande profondità di vedute, molto più di quanto lo siano parecchi dei suoi seguaci. Ma se si studia attentamente la concezione della Federazione del Jura, vi si ritrovano tutte le reminiscenze del socialismo d’altri tempi: il credere nell’uguaglianza, nella fraternità tra tutti gli esseri umani; l’idea di solidarietà e di amore universali, di società dell’avvenire, di una rivoluzione che salverà e trasformerà di colpo il genere umano – concezioni che non hanno nulla di specificatamente anarchico. La verità è che i federalisti dell’Internazionale si mostrarono anarchici per quanto riguarda la visione della tattica e dell’organizzazione del movimento socialista. Per il resto, nulla li differenziava dai socialisti rivoluzionari di allora.

Gli anarchici e la società

Al di fuori di ogni struttura, senza un partito, una sorta di ragazzi perduti, antitesi viva del socialismo, gli anarchici si trovano, su tutti i punti, in disaccordo con l’attuale società. Se gli anarchici negano validità alla legge esterna, si levano contro il potere dei suoi rappresentanti e contro gli atti dei poteri esecutivi, è perché essi affermano di voler trovare da sé le norme e le risorse necessarie per vivere e agire. Le società in cui viviamo attualmente hanno bisogno, per perpetuarsi, per continuare ad esistere, di fare appello a mille forme di potere autoritario: il potere di un dio, quello dei legislatori, il potere del denaro, della considerazione sociale, della rispettabilità formale, degli uomini del passato, degli agitatori, dei governanti, dei programmi di ogni tipo. Tutti gli esseri umani accettano di essere influenzati profondamente dall’ambiente in cui vivono; l’anarchico si sforza però, pur tenendo conto dei fattori ineludibili di ordine materiale, di determinare il corso della sua vita, al di fuori di qualsiasi potere dominante.

L'individualismo anarchico

La concezione anarchica, come abbiamo visto, è la filosofia dell'anti-autoritarismo. L'individualismo anarchico è una visione pratica di questa filosofia, che postula il fatto che spetta a ciascuna entità umana, presa nello specifico, di tradurre nella sua vita quotidiana e per quanto la riguarda, questa teoria filosofica in gesti e atti.

Proprietà dei mezzi di produzione e libera disponibilità del prodotto

L'individualista si differenzia dal comunista anarchico (l'anarchico della Federazione del Jura e dei suoi continuatori) in quanto considera che, oltre alla proprietà degli oggetti di consumo che formano un'estensione della personalità, la proprietà dei mezzi di produzione e la libera disponibilità di quanto prodotto costituiscano la garanzia essenziale dell'autonomia della persona. Resta inteso che tale proprietà è limitata alla possibilità di utilizzare (individualmente, in coppia, in gruppi familiari, ecc.) il terreno o i mezzi di produzione indispensabili alle esigenze dell'unità sociale; e che il possessore non li dia in appalto ad un'altra persona o non utilizzi qualcuno al suo servizio per la sua messa in valore.

Gli individualisti e il rivoluzionarismo sistematico

In generale, gli individualisti non sono rivoluzionari nel senso sistematico e dogmatico del termine. Essi non credono che una rivoluzione possa apportare, più di quanto lo possa fare una guerra, un reale miglioramento nella vita degli individui... In tempi di rivoluzione, i fanatici dei partiti rivali e delle scuole in lotta tra di loro si preoccupano principalmente di prevalere l'uno sull'altro e, per raggiungere questo obiettivo, si fanno a pezzi con una violenza e un odio che spesso nemmeno gli eserciti nutrono nei confronti del nemico. Alla pari di una guerra, una rivoluzione può essere paragonata ad un accesso di febbre nel corso del quale il malato si comporta in modo molto diverso rispetto al suo stato normale. Una volta che l'accesso è passato, il paziente ritorna al suo stato normale. Così la storia ci mostra che alle rivoluzioni sono sempre seguite delle ricadute all'indietro che hanno portato a deviare dallo scopo originario. È con l'individuo che dobbiamo cominciare. È da individuo a individuo che si deve in primo luogo diffondere l'idea che sia un crimine costringere qualcuno ad agire diversamente da quanto costui ritiene utile, o vantaggioso, o piacevole per la propria conservazione, il proprio sviluppo o la propria felicità. E questo vale sia nel caso che quel crimine sia commesso dallo Stato, o per mezzo della legge, o da una maggioranza o da qualche individuo isolato. È da individuo a individuo che deve essere comunicata l'idea secondo la quale è il fattore individuale che dovrebbe operare sul fattore sociale. Queste concezioni devono essere il frutto della riflessione o il risultato di un temperamento che riflette studiando la realtà, e non la conseguenza di un eccesso di eccitazione passeggero estraneo alla natura normale di chi le professa.

Fattori di esistenza e di evoluzione dell'individualista

L'individualismo anarchico non presenta alcun piano che regoli in anticipo, nei suoi minimi dettagli, l'ambiente in cui vive l'essere umano. In tale ambiente l'individuo gioca un ruolo primario rispetto all'aggregato umano. E dal momento che in tale ambiente l'individuo non vuole né servire né asservire, non si conoscerebbero né il dominio della società o di una persona sull'altra, né il dominio del singolo su un altro singolo o sulla società - né lo sfruttamento dell'uno da parte dell'altro o da parte della società, o viceversa. Sarebbe in sostanza un ambiente in cui, in assenza di un potere dominante o di leggi imposte, ognuno vivrebbe la vita più adatta al proprio temperamento e alle proprie aspirazioni, senza dover rendere conto a nessuno delle proprie azioni, purché ciò avvenga in una condizione di reciprocità nei confronti di tutti gli altri. Si tratterebbe di un nuovo e profondo orientamento delle mentalità, molto più che la costruzione fasulla di una nuova società. Quando lo si porta a spiegare meglio la sua concezione, l'individualista riconosce francamente che egli non potrebbe logicamente esistere ed evolvere a suo agio se non in mezzo ad una umanità in cui operassero, fianco a fianco, un numero infinito di gruppi o di singoli, che si governerebbero come meglio credono, praticando ogni sorta di combinazioni o concezioni, economiche, politiche, scientifiche, affettive, letterarie, ricreative. In sostanza un insieme di realizzazioni di tipo individuale o collettivo. Qui, ognuno riceve secondo i propri bisogni. Là, ognuno acquisisce secondo il suo sforzo. Qui, baratto: prodotti per prodotti. Là, scambio: prodotti in cambio di valori rappresentativi. Qui, la proprietà del prodotto spetta al produttore. Là, la disponibilità del prodotto per tutti. Qui, l'onnivorismo. Là, il veganismo o qualsiasi altra regola di igiene o di alimentazione divenuta un "ismo". Qui, la coppia e la famiglia. Là, la libertà o anche la promiscuità sessuale. Qui, dei materialisti. Là, degli spiritualisti. Qui, il neonato affidato alla madre. Là, i bambini affidati al gruppo. Qui, la ricerca di emozioni artistiche o letterarie. Là, la ricerca della sperimentazione scientifica. Qui, associazioni di piacere. Là, scuole di austerità... A patto che si comprenda che ognuno ha la facoltà di passare da un ambiente all'altro o di isolarsi da qualsiasi ambiente. Questo senza la tentazione per i gruppi più forti di prendere il sopravvento sui gruppi più deboli, o per i gruppi di inglobare con la violenza le individualità isolate.

La nostra visione dell'individualista

L'individualista, come noi lo concepiamo, ama la vita e la vitalità. Egli proclama ed esalta la gioia, il godimento della vita. Riconosce, senza giri di parole, che egli ha come scopo della vita la sua felicità. Non è un asceta e la mortificazione della carne gli ripugna. È appassionato. Si presenta senza maschere, con la fronte coronata di tralci di vite e canta volentieri accompagnato dal flauto. Comunica con la Natura attraverso la sua stimolante energia fatta di istinti e di pensieri. Non è né giovane né vecchio! Ha l'età che si sente di avere. E finché ha una goccia di sangue nelle vene, lotta per conquistare o consolidare il suo posto, riscaldato dai raggi del sole. Non si impone agli altri, ma non vuole che altri si impongano a lui. Ripudia i padroni e gli dèi. Sa amare, ma sa anche odiare. È pieno di affetto per i suoi, per il suo mondo, ma ha orrore dei falsi fratelli. È orgoglioso e consapevole della sua dignità personale. Si modella internamente e reagisce esternamente. È contemplativo e operativo. Non si preoccupa dei pregiudizi e ride di ciò che la gente dice. Gusta l'arte, la scienza e la letteratura. Gli piacciono i libri, lo studio, la meditazione, l'attività. È un artigiano, non un manovale. È generoso, sensibile e sensuale. È affamato di nuove esperienze e di fresche sensazioni. Ma, se egli avanza nella vita su un carro veloce come un turbine, è solo perché si sente padrone dei cavalli che lo portano. È animato dalla volontà di assegnare alla saggezza e al piacere, sulla base della sua determinazione, la parte che legittimamente spetta loro nel corso della sua personale evoluzione.

Le aspirazioni degli individualisti anarchici

In sostanza, gli anarchici individualisti rappresentano:

a) Una aspirazione al tempo stesso umana e morale: l'individualista anarchico è l’essere che nega l’autoritarismo e il suo corollario economico, lo sfruttamento, e si rifiuta di esercitarlo; l’essere umano la cui vita consiste in una reazione continua contro un ambiente che non può e non vuole né comprenderlo né approvarlo, dal momento che le persone che lo compongono sono schiave dell’ignoranza, dell’apatia, delle tare ancestrali, del conformismo verso le convenzioni stabilite. L'anarchico individualista tende alla realizzazione di un tipo nuovo di essere umano: l'individuo che non sente alcun bisogno di regolamentazione o costrizione proveniente dall'esterno, perché possiede un sufficiente potere di volontà per decidere sui suoi bisogni personali e preservare il suo potere di resistenza individuale.

b) Una aspirazione al tempo stesso morale e sociale: una concezione di un ambiente individualista anarchico che implica, in particolare, dal punto di vista economico, la proprietà dei mezzi di produzione e la libera disponibilità del proprio prodotto. Questi aspetti sono visti come garanzia essenziale dell'autonomia delle persone. Un tale ambiente è visto esistere ed evolvere nel seno di una umanità le cui componenti costituiscono i soggetti che determinano la loro vita nei suoi aspetti intellettuali, etici, economici, attraverso contratti liberalmente stipulati e applicati, che implicano la libertà di tutti, senza detrimento per la libertà di alcuno. Una umanità nell'ambito della quale potrebbero fiorire e svilupparsi, congiuntamente e simultaneamente, tutte le sperimentazioni, tutti i sistemi, tutti gli stili di vita individuale o comunitaria, tutte le associazioni concepibili, senza altra restrizione o limitazione se non l'equilibrio richiesto dal loro rispettivo funzionamento.

c) Una aspirazione al tempo stesso individuale e sociale: l’associazione individualista anarchica, come garanzia destinata non soltanto ad accrescere e sviluppare al massimo la libertà, l'operatività, il benessere e la gioia di vivere di tutti coloro che ne fanno parte, ma anche per salvaguardare e garantire la loro autonomia personale contro tutte le usurpazioni, invasioni, limitazioni esterne all'io, qualunque esse siano.

 


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