Nota
L’internazionale situazionista prepara il clima di ribellione creativa che caratterizzerà il Maggio Francese del 1968. L’obiettivo generale è il superamento della scissione tra arte e vita, per far sì che la propria vita diventi una esperienza artistica e un’opera d’arte.
Fonte: Internationale Situationniste, Manifeste, n° 4, Giugno 1960.
Una nuova forza umana, che il quadro esistente non potrà soggiogare, si accresce di giorno in giorno attraverso l’irresistibile sviluppo tecnico, e con l’insoddisfazione per i suoi impieghi possibili nella nostra vita sociale priva di senso.
L’alienazione e l’oppressione nella società non possono essere pianificate in nessuna delle loro varianti, ma solo rigettate in blocco assieme a tutta questa società. Ogni progresso reale è evidentemente sospeso alla soluzione rivoluzionaria della crisi multiforme del presente.
Quali sono le prospettive d’organizzazione in una società che, autenticamente, «riorganizzerà la produzione sulle basi di una associazione libera dei produttori»? [1] L’automazione della produzione e la socializzazione dei beni vitali ridurranno sempre di più il lavoro come necessità esterna, e daranno infine la libertà completa all’individuo. Liberato così da ogni responsabilità economica, liberato da tutti i suoi debiti e le sue colpe verso il passato e gli altri, l’essere umano avrà a disposizione un nuovo plusvalore, incalcolabile in denaro perché impossibile da misurare in lavoro salariato: il valore del gioco, della vita liberamente costruita. L’esercizio di questa creazione ludica è la garanzia della libertà di ognuno e di tutti, nel quadro della sola uguaglianza garantita con il non sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La liberazione del gioco rappresenta per ognuno la sua autonomia creativa, che supera l’antica divisione tra il lavoro imposto e i divertimenti passivi.
La Chiesa bruciava un tempo le cosiddette streghe per reprimere le tendenze ludiche primitive presenti nelle feste popolari. Nella società attualmente dominante, che produce in maniera massiccia degli squallidi pseudogiochi di non partecipazione, una vera e propria attività artistica è classificata necessariamente come criminalità. È semiclandestina. Si presenta come fatto scandaloso.
Cos’è, in effetti, la Situazione? È la realizzazione di un gioco superiore, con più esattezza, è la provocazione a quel gioco rappresentato dalla presenza umana. I giocatori rivoluzionari di tutti i paesi possono unirsi nell’Internazionale Situazionista per cominciare ad uscire dalla preistoria della vita quotidiana.
Proponiamo fin d’ora una organizzazione autonoma dei produttori della nuova cultura, indipendente dalle organizzazioni politiche e sindacali attualmente in vita, poiché non riconosciamo loro la capacità di organizzare nient’altro che l’amministrazione dell’esistente.
L’obiettivo più urgente che fissiamo per questa organizzazione, dal momento in cui esce dalla sua fase sperimentale iniziale per un primo intervento pubblico, è l’occupazione dell’UNESCO [2]. La burocratizzazione, che domina su scala mondiale, dell’arte e di tutta la cultura è un fenomeno nuovo che esprime la profonda affinità dei sistemi sociali coesistenti nel mondo, sulla base della conservazione eclettica e della riproduzione del passato. La risposta degli artisti rivoluzionari a queste nuove condizioni deve essere un nuovo tipo di azione. Siccome l’esistenza stessa di questa concentrazione direttoriale della cultura, localizzata in un solo edificio, favorisce la sua conquista con un putsch; e siccome l’istituzione è del tutto sprovvista della possibilità di un uso sensato al di fuori della nostra prospettiva sovversiva, ci troviamo giustificati, di fronte ai nostri contemporanei, a impossessarci di questo apparato. E ce lo prenderemo. Noi siamo determinati ad impadronirci dell’UNESCO, anche se per poco tempo, perché siamo sicuri di fare all’istante un’opera che resterà tra le più significative per illuminare un lungo periodo di rivendicazioni.
Quali dovranno essere i caratteri principali della nuova cultura, innanzitutto in rapporto all’arte del passato?
Contro lo spettacolo, la cultura situazionista realizzata introduce la partecipazione totale.
Contro l’arte conservata, essa rappresenta una organizzazione del momento vissuto, direttamente.
Contro l’arte parcellare, costituirà una pratica globale basata contemporaneamente su tutti gli elementi utilizzabili.
La cultura situazionista tende naturalmente ad una produzione collettiva e senza dubbio anonima (almeno nella misura in cui, non essendo le opere immagazzinate come merci, questa cultura non sarà governata dal bisogno di lasciare delle tracce). Le sue esperienze si propongono, come minimo, una rivoluzione del comportamento ed un urbanesimo unitario dinamico, suscettibile di estendersi all’intero pianeta, e di essere poi diffuso su tutti i pianeti abitabili.
Contro l’arte unilaterale, la cultura situazionista sarà un’arte del dialogo, un’arte della interazione. Gli artisti - con tutta la cultura visibile - si sono trovati ad essere del tutto separati dalla società, come sono separati tra loro dalla concorrenza. Ma anche prima di questa impasse del capitalismo, l’arte era essenzialmente unilaterale, senza risposte. Essa supererà questo periodo chiuso proprio del suo primitivismo a favore di una completa comunicazione.
Poiché tutti diventeranno artisti ad uno stadio superiore, cioè produttori-consumatori in maniera inseparabile di una creazione culturale totale, si assisterà alla rapida dissoluzione del criterio lineare di novità. Poiché tutti diventeranno, per così dire, situazionisti, si assisterà ad una inflazione multidimensionale di tendenze, di esperienze, di «scuole», radicalmente differenti, e tutto questo non più successivamente ma simultaneamente.
Noi inauguriamo ora quello che sarà, storicamente, l’ultimo dei mestieri. Il ruolo del situazionista, del dilettante-professionista, dell'antispecialista è ancora una specializzazione fino al momento di abbondanza economica e mentale in cui tutti diventeranno «artisti», in un senso che gli artisti non hanno raggiunto: la costruzione della loro propria vita. Tuttavia, l’ultimo mestiere della storia è così vicino alla società senza divisione permanente del lavoro, che non gli si riconosce la qualifica di mestiere quando fa la sua apparizione nell’Internazionale Situazionista.
A quelli che non ci comprendessero bene, diciamo con un irriducibile disprezzo: «I situazionisti, di cui vi credete forse i giudici, vi giudicheranno un giorno o l’altro. Vi aspettiamo alla svolta, che è la liquidazione inevitabile del mondo della privazione, sotto tutte le sue forme. Questi sono i nostri fini, e questi saranno i fini futuri dell’umanità.»
17 Maggio 1960
Note
[1] La frase è ripresa da Friedrich Engels, L’origine della famiglia, della proprietà e dello stato, 1884
[2] UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) è l’organizzazione istituita dagli Stati (1945-1946) per la promozione della cultura.