Henry David Thoreau

Contro le tasse

(1848)

 


 

Nota

In maniera molto semplice ma magistrale Thoreau mostra la nocività della tassazione, che serve per finanziare, ad esempio, la guerra contro il Messico, e l'idiozia dello Stato che incarcera una persona non sapendo come risolvere problemi di registrazione burocratica da esso stesso creati.

Fonte: Estratto da, Henry David Thoreau, Sul Dovere della Disobbedienza Civile, 1848.

 


 

Incontro questo governo federale americano, o il suo rappresentante, il governo di questo stato, direttamente e faccia a faccia, una volta all'anno - non di più - nella persona dell'esattore delle tasse. Questo è il solo modo in cui una persona nelle mie condizioni lo incontra necessariamente. In quella occasione lo stato dichiara apertamente: "Riconoscimi". Allora, il modo più semplice, più effettivo, e, nella situazione attuale, del tutto indispensabile per trattarlo a questo proposito, e cioè esprimere la propria scarsa soddisfazione e affetto nei suoi confronti, è di rifiutarsi di riconoscerlo. Il mio gentile vicino, l'esattore delle tasse [1], è proprio la persona con cui devo trattare - dopo tutto, è con individui che io ho delle rimostranze e non con dei pezzi di carta - ed egli ha scelto di sua volontà di essere un agente del governo. Lui non potrà mai sapere con esattezza chi è e come agisce, da ufficiale governativo o da essere umano, se non quando è costretto a prendere in esame la maniera di trattare me, il suo vicino, per il quale ha rispetto; e cioè, come un suo vicino e in quanto persona ben disposta o come un pazzo e un disturbatore della quiete. E vedere se può superare questo ostacolo all'essere buoni vicini senza che vi sia un pensiero o una parola oltremodo rude e impulsiva, in corrispondenza con la sua azione. Io so molto bene che, se mille, cento, dieci persone di cui posso fare il nome - se solo dieci persone oneste - che dico, se una persona ONESTA, in questo Stato del Massachusetts, cessando di tenere degli schiavi, si ritirasse davvero da questa associazione di stati schiavisti, e fosse per questo incarcerata in una prigione della contea, ciò porterebbe all'abolizione della schiavitù in America. Perché non conta quanto piccolo possa sembrare l'inizio: quello che è stato fatto bene una volta vale per sempre. Ma noi preferiamo chiacchierare su ciò: quella, diciamo, è la nostra missione. Il movimento per l'abolizione della schiavitù mantiene al suo servizio decine di giornali, ma non un singolo essere umano vero. Se il mio stimato vicino, l'ambasciatore dello stato [2], che dedicherà i suoi giorni alla risoluzione del problema dei diritti dell'essere umano nella Camera del Consiglio, invece di essere minacciato di prigione nella Carolina, fosse fatto accomodare nelle prigioni del Massachusetts, cioè di uno stato che è così ansioso di assegnare allo stato fratello il peccato della schiavitù (sebbene attualmente solo un atto di scortesia ha costituito un pretesto per un litigio con quello stato), i legislatori non rinvierebbero di trattare l’intero problema all’inverno prossimo.

Sotto un governo che mette un individuo ingiustamente in prigione, la prigione è anche il luogo che si addice perfettamente alla persona onesta. Attualmente il posto adatto, il solo che lo stato del Massachusetts abbia fornito ai suoi spiriti più liberi e coraggiosi, sono le sue prigioni, per essere estromessi e rinchiusi fuori dello stato per mezzo dello stato, in quanto costoro si sono già autoesclusi seguendo i loro principi. È là che troviamo lo schiavo fuggitivo, il Messicano in libertà condizionata, e l'Indiano venuto a perorare la sua causa contro i torti subiti dalla sua razza. Quello spazio separato ma più libero ed onorevole, dove lo stato relega coloro che non sono con lui ma contro di lui, rappresenta la sola abitazione all'interno di uno stato schiavista in cui un uomo libero può dimorare con onore. Se alcuni pensassero che la loro influenza sarebbe persa in prigione, e le loro voci non affliggerebbero più le orecchie dello stato, che essi non sarebbero più come un nemico all'interno delle mura, essi ignorerebbero quanto la verità è più forte dell'errore, o quanto più eloquentemente può combattere l'ingiustizia colui che ne ha fatta una esperienza anche piccola sulla propria pelle. Vota in maniera piena, non con un semplice pezzo di carta, ma con tutta la tua volontà di influire sulle cose. Una minoranza è impotente fino a quando si conforma alla maggioranza; in quel momento non è nemmeno una minoranza; invece è irresistibile quando si oppone con tutto il suo peso. Se l'alternativa è quella di tenere in prigione tutte le persone giuste, o cessare la guerra e porre fine alla schiavitù, lo stato non avrebbe dubbi sulla scelta. Se mille individui non pagassero le tasse quest'anno, quella non sarebbe una misura violenta e sanguinosa, come lo sarebbe pagarle e consentire allo stato di commettere violenza e di versare sangue innocente [3]. Questa è, infatti, la caratteristica di una rivoluzione pacifica, ammesso che essa sia possibile. Se l'esattore delle tasse, o qualsiasi altro pubblico ufficiale, mi chiedesse, come mi è già capitato: "Ma cosa dovrei fare?", la mia risposta è: "Se davvero vuoi fare qualcosa, abbandona il tuo incarico." Quando la persona soggetta ha rifiutato di obbedire, e il pubblico ufficiale ha dato le sue dimissioni, allora la rivoluzione è compiuta. Ma anche supponendo che il sangue scorra, non vi è una sorta di sangue versato quando la coscienza è ferita? Attraverso questa ferita la vera essenza e immortalità di un essere umano fuoriescono ed egli si dissangua fino ad una morte senza fine. Vedo questo sangue scorrere adesso.

Ho trattato la messa in carcere del trasgressore, piuttosto che il sequestro dei suoi beni - anche se entrambi servirebbero lo stesso scopo - perché coloro che affermano la giustizia nella sua forma più pura, e quindi sono più pericolosi per uno stato corrotto, di solito non hanno investito molto tempo nell'accumulo di proprietà. A queste persone lo stato rende, in confronto, un servizio esiguo, e una tassa leggera apparirà esorbitante, in particolare se essi devono pagarla eseguendo lavori manuali supplementari. Se ci fosse qualcuno che vivesse senza mai utilizzare il denaro, lo stato stesso esiterebbe a imporgli una tassa pecuniaria. Ma il ricco - senza fare invidiosi confronti - si mette sempre dalla parte delle istituzioni che lo rendono ricco. Parlando in termini molto generali, più soldi ci sono, meno virtù vi è; perché il denaro si frappone tra un individuo e i suoi oggetti, che con i soldi egli può facilmente ottenere senza avere di certo bisogno di grandi virtù. Il denaro mette a tacere molte questioni a cui la persona sarebbe pressata di rispondere; mentre la sola domanda che il denaro pone è quella, ardua ma superflua, di come spendere i soldi. In tal modo, il terreno su cui si basa la moralità è tolto da sotto i piedi dell'individuo. Le occasioni di sperimentare con la propria vita diminuiscono in proporzione all'accrescimento di quelli che sono chiamati i "mezzi" per vivere. La cosa migliore che una persona possa compiere per il suo sviluppo culturale, quando è ricca, è di cercare di attuare quei progetti che aveva immaginato quando era povero. Cristo rispose ai seguaci di Erode Antipa [4] riguardo alla loro condizione: "Mostratemi il denaro per il pagamento dei tributi" - e uno prese una moneta dalla sua tasca - Se usate il denaro che ha l'effige di Cesare, e a cui egli ha attribuito corso e validità, cioè, se appartenete allo Stato, e godete volentieri dei vantaggi del governo di Cesare, allora ripagategli una quota del suo quando egli ve lo chiede. "Perciò, date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" [5] - lasciandoli così non più saggi di prima sul da farsi, in quanto essi non volevano capire.

Quando dialogo con i più aperti dei miei vicini, ho l'impressione che, qualsiasi cosa essi possano dire riguardo l'ampiezza e la serietà del problema, e qualunque sia la loro preoccupazione per la pace pubblica, la sostanza della questione è che essi non possono fare a meno della protezione dell'attuale governo e che hanno paura delle conseguenze che deriverebbero alle loro proprietà e alle loro famiglie in caso di disobbedienza ad esso. Per parte mia, non mi attrae proprio l’idea che io debba mai confidare nella protezione dello stato. Ma se mi rifiuto di accettare l'autorità dello stato quando mi presenta il conto delle tasse, sono certo che quanto prima esso esproprierebbe e porterebbe alla rovina tutte le mie proprietà, e tormenterebbe me e i miei figli all'infinito. La qual cosa è dura da sopportare. Ad una persona è reso impossibile vivere onestamente, e al tempo stesso confortevolmente sul piano materiale. Non varrebbe la pena accumulare proprietà; la cosa sicura è che esse ci sfuggirebbero di mano. Devi vivere in affitto o occupare un pezzo di terra da qualche parte, ottenere un piccolo raccolto, e consumarlo al più presto. Si deve vivere all'interno dei propri mezzi e fare sempre affidamento su sé stessi per qualsiasi eventualità ed essere pronti a ripartire da zero e non occuparsi di molte faccende. Una persona può diventare ricca persino in Turchia, basta che sia, in ogni caso, un suddito diligente del governo Turco. Confucio ha detto: "Se uno stato è governato dai principi della ragione, povertà e miseria sono oggetto di vergogna; se uno stato non è governato dai principi della ragione, ricchezze e onori sono oggetto di vergogna." [6] No, fino al momento in cui esigo che la protezione dello stato del Massachusetts si estenda a me in qualche lontano porto del Sud, dove la mia libertà corre rischi, o fino a quando sono orientato unicamente a costruire una proprietà con mezzi pacifici, mi posso permettere di rifiutare di obbedire allo stato del Massachusetts, e alle sue pretese sulla mia proprietà e sulla mia vita. Mi costa meno, in tutti i sensi, incorrere nell'ammenda che si applica in caso di disobbedienza allo stato di quanto non mi pesi obbedire. In quest'ultimo caso mi sentirei come se valessi di meno.

Qualche anno fa lo stato si fece vivo con me per conto della Chiesa, e mi ordinò di pagare una certa somma per il sostentamento di un predicatore della parrocchia che mio padre frequentava ma di cui io non sono mai stato membro. "Paga" - mi disse - "o sarai rinchiuso in prigione." Io mi rifiutai di pagare. Ma, sfortunatamente, un'altra persona si prese la briga di versare la somma [7]. Io non capivo perché il maestro di scuola dovrebbe essere tassato per mantenere il prete, e non il prete per mantenere il maestro, dal momento che io non ero il maestro pagato dallo stato, ma mi mantenevo attraverso un contributo volontario. Non capivo perché una associazione educativa non potesse presentare la sua fattura sotto forma di tassa, e lo stato non si attivasse per sostenere la sua richiesta, come avveniva per la Chiesa. Ad ogni modo, su invito dei rappresentanti eletti, ho accondisceso a fare la seguente dichiarazione per iscritto: "Sia reso noto a tutti attraverso i qui presenti, che io, Henry Thoreau, non desidero essere considerato membro di una qualsiasi associazione registrata a cui non abbia espressamente aderito." Questa dichiarazione scritta l'ho consegnata all'impiegato comunale e adesso è presso di lui. Lo stato, avendo quindi appreso che io non voglio essere considerato membro di quella chiesa, non mi ha più fatto richieste al riguardo; nonostante ciò sostenne che doveva mantenere la sua originaria pretesa concernente la prima richiesta di pagamento. Se avessi saputo i nomi di tutte le associazioni registrate, mi sarei tolto da tutte, una per una, pur non avendo mai aderito ad alcuna di esse; ma non sapevo dove trovare un simile elenco completo. Per sei anni non ho pagato la tassa sulle persone (poll-tax). Una volta sono stato messo in carcere per una notte, proprio per questo [8].

In cella, mentre osservavo le mura di solida pietra, spesse due o tre piedi, la porta di legno e ferro spessa un piede, e l'inferriata che faceva passare la luce, non potei fare a meno di essere colpito dalla stupidità di quella istituzione che mi trattava come se io fossi un pezzo di carne, ossa e sangue, da mettere sotto chiave. Mi stupivo che tale istituzione fosse alla fine arrivata alla conclusione che questo era l'impiego migliore riservato per me, e che non avesse mai pensato di avvalersi in qualche modo dei miei servigi. Mi resi conto che, se c'era un muro di pietra tra me e i miei concittadini, ce n'era un altro ancora più difficile da superare o da attraversare prima che essi potessero essere liberi come lo ero io. Neanche per un istante mi sentii confinato, e le mura sembravano un grande ammasso di pietre e malta. Ebbi la sensazione come se io solo, tra tutti i miei concittadini, avessi pagato il dovuto. Chiaramente essi non sapevano come trattarmi, e si comportavano da persone incolte. Qualsiasi minaccia e qualsiasi parola gentile erano fuori luogo; essi infatti ritenevano che il mio desiderio principale fosse di essere dall'altra parte del muro di pietra. Non potevo evitare di sorridere nel vedere con quanta cura essi chiusero la porta a chiave per imprigionare i miei pensieri che li seguivano fuori di nuovo, senza alcun vincolo o impedimento, e questi erano davvero quello che c'era di pericoloso. Dal momento che non potevano arrivare alla mia persona, avevano deciso di punire il mio corpo; allo stesso modo che alcuni ragazzi, se non possono vendicarsi direttamente su qualcuno a cui portano rancore, se la prendono con il suo cane. Mi resi conto che lo stato era un povero idiota, pauroso come una donna sola che trasporta argenteria, e che non sapeva riconoscere gli amici dai nemici. Allora persi qualsiasi rispetto che mi rimaneva ancora per esso, e lo compatii.

Quindi lo stato non si confronta mai volutamente con i sentimenti umani, intellettuali o morali dell'individuo, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Non è attrezzato con spirito o onestà elevati, ma solo con una maggiore forza fisica. Io non sono nato per essere costretto. Voglio assaporare la vita a modo mio. Vediamo chi è il più forte. Che potere di costrizione ha una massa? Solo coloro che obbediscono ad una legge superiore alla mia possono dettarmi degli obblighi. Mi vorrebbero costringere a diventare come loro. Non mi è giunta voce di individui veri costretti a vivere in questo o quel modo da masse di gente. Che sorta di vita sarebbe quella? Quando incontro un governo che mi dice: "La tua borsa o la vita", perché dovrei affrettarmi a dargli i miei soldi? Potrebbe trovarsi in notevoli ristrettezze, senza sapere come venirne fuori: non ci posso far niente. Esso deve aiutarsi da solo, come faccio io. Non serve a niente piagnucolarsi addosso. Non sono responsabile per l'operato vincente della macchina sociale. Non sono il figlio dell'ingegnere. Mi rendo conto che, quando una ghianda e una castagna cadono l'una accanto all'altra, la prima non giace inerte per fare posto all'altra, ma entrambe obbediscono alle loro leggi, e si schiudono, crescono e fioriscono al meglio, fino a quando una delle due, secondo il caso, mette in ombra e annulla l'altra. Se una pianta non può vivere secondo natura, muore; e così è per l'essere umano.

[...]

Io non mi sono mai rifiutato di pagare la tassa per la manutenzione delle strade, perché desidero essere un buon vicino tanto quanto sono un cattivo suddito; e per quanto riguarda il sostegno alle scuole, sto facendo la mia parte nell'educare adesso i miei concittadini. Non è a causa di una qualche spesa in particolare che mi rifiuto di pagare le tasse. Semplicemente mi rifiuto di obbedire allo stato, perché desidero stare per conto mio e molto lontano da esso. Non m'importa di sapere dove va a finire il mio dollaro, anche se lo potessi, fino a quando non serve a comperare un fucile per uccidere un altro uomo - il dollaro infatti è in sé stesso innocente. Ma, quello che mi interessa è identificare gli effetti della mia obbedienza. Infatti, pacificamente e a modo mio, dichiaro guerra allo stato, anche se ne faccio uso e ne traggo i vantaggi che posso, come è normale in simili casi.

Se, per simpatia verso lo stato, altri pagano la tassa che mi si chiede di versare, essi non fanno altro che compiere ciò che hanno già fatto nel loro caso, o piuttosto si rendono complici di una ingiustizia in una misura superiore a quella richiesta dallo stato. Se essi pagano la tassa per una errata premura nei confronti dell'individuo tassato, per salvare la sua proprietà, o prevenire che egli vada in prigione, questo avviene perché non hanno preso in esame saggiamente quanto essi permettano che i loro sentimenti personali interferiscano con il bene pubblico.

[...]

Il potere del governo, anche quello a cui io sono pronto a sottomettermi - perché volentieri ubbidirei a coloro che sanno e possono fare meglio di me, e, in molte faccende, anche a quelli che non sanno né possono fare così bene - è ancora troppo impuro; per essere davvero giusto il governo deve avere l'approvazione e il consenso dei governati. Non può avere diritti esclusivi sulla mia persona e proprietà tranne quelli che io gli concedo. Il progresso da una monarchia assoluta ad una costituzionale, da una monarchia costituzionale ad una democrazia, è un progresso verso il pieno rispetto dell'individuo. Anche il filosofo Cinese [9] fu abbastanza saggio da considerare l'individuo come la base dell'impero. È la democrazia, come la conosciamo attualmente, la forma definitiva di governo? Non è possibile fare un passo in avanti riconoscendo e organizzando i diritti della persona? Non ci sarà mai uno stato davvero libero e illuminato fino a quando esso non riconosce l'individuo come un potere superiore e indipendente, da cui tutto il suo potere e autorità derivano, e tratti l'individuo secondo questo principio. Mi piace immaginare l'esistenza di uno stato che finalmente si possa permettere di essere giusto verso tutti e si comporti con l'individuo con rispetto, come un vicino di casa. Vorrei uno stato che non pensi che sia addirittura incompatibile con la propria tranquillità il fatto che alcuni decidano di vivere in disparte, non immischiandosi né facendosi sopraffare da esso, avendo assolto tutti i loro doveri come vicini e come esseri umani. Uno stato che producesse questo tipo di frutti, e cadesse non appena fosse giunto a maturazione, preparerebbe la strada per uno stato ancora più splendido e glorioso, che pure ho immaginato ma che non ho ancora visto da nessuna parte.

 


 

Note

[1] Sam Staples, l'esattore delle tasse a Concord, Massachusetts.

[2] Samuel Hoar (1778-1856) un membro del Congresso, originario di Concord, fu mandato dallo stato del Massachusetts a Charleston (South Carolina) a perorare la causa dei marinai di colore del Massachusetts che erano stati minacciati di arresto e di riduzione in schiavitù se fossero entrati nel porto. L'inviato fu espulso in malo modo da Charleston. La figlia di Hoar era una amica stretta degli Emersone ed una amica d'infanzia di Thoreau.

[3] Thoreau fa allusione al fatto che i soldi raccolti dallo stato con le tasse sono assai spesso utilizzati a scopi militari, come nel caso della guerra contro il Messico (1846-1848) per definire i confini del Texas e che risultò nell'annessione di California, Nevada, Utah, Colorado, Arizona e New Mexico da parte del governo americano.

[4] Gli Erodiani, seguaci di Erode Antipa, tetrarca della Galilea dall'anno 4 prima di Cristo all'anno 39 dopo Cristo.

[5] Matteo 22,16-22.

[6] Confucio, I Dialoghi, 8.13

[7] Dopo che la notizia dell'arresto di Thoreau si diffuse in tutta la città, una donna non identificata si recò alla prigione per pagare la tassa. Si dice che la donna fosse la zia di Thoreau, Maria Thoreau, ma la sua identità non è mai stata rivelata.

[8] L'esperienza in prigione è esposta anche in un altro scritto di Thoreau, Walden: “Un pomeriggio, verso la fine della prima estate [da quando abitavo nel bosco], quando mi recai in paese per ritirare una scarpa dal calzolaio, fui arrestato e messo in prigione, perché, come ho raccontato in un altro scritto, non avevo pagato una tassa o riconosciuto l'autorità dello stato che, fuori del Senato, compra e vende uomini, donne e bambini, come bestiame. Mi ero ritirato nel bosco per altri motivi. Ma, dovunque una persona vada, altri lo perseguiteranno e metteranno le mani su di lui con le loro oscene istituzioni e, se possono, lo costringeranno ad appartenere alla loro pazzesca setta di persone strampalate e irregimentate. È vero, avrei potuto resistere con la forza con risultati più o meno buoni, avrei potuto inveire e fare il pazzo contro la società; ma ho preferito che la società si comportasse da pazza contro di me, essendo essa dalla parte della demenza. Ad ogni modo, fui rilasciato il giorno seguente, ritirai la scarpa che era stata riparata, e ritornai nel bosco in tempo per un pranzo di mirtilli sulla collina di Fair-Haven.”

[9] Dalle note di Thoreau: Mencius ha detto “Le persone parlano in termini generali del ‘mondo,’ dello ‘stato,’ e della ‘famiglia.’ La radice del mondo è nello stato; la radice dello stato è nella famiglia; e la radice della famiglia è nella persona." Mengzi o Mencio (372-289 a.C. o 385-303 o 302 a.C.) era un filosofo confuciano cinese che è stato spesso descritto come il "secondo saggio", cioè dopo lo stesso Confucio. Egli fa parte della quarta generazione di discepoli di Confucio. Mencio ereditò il pensiero di Confucio e lo sviluppò ulteriormente.

 


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