Errico Malatesta

Maggioranze e minoranze

(1920)

 


 

Nota

Un articolo che che chiarisce definitivamente la differenza tra anarchia e democrazia

Fonte: Umanità Nova, Anno I, 11 settembre 1920.

 


 

A. Ca. di Brescia Nuova (il quale riassume a modo suo il pensiero altrui e poi mette il suo riassunto tra virgolette come se si trattasse di una citazione letterale) perde completamente la bussola quando vuol occuparsi delle idee degli anarchici relativamente alla questione del diritto delle maggioranze e delle minoranze.

Secondo lui gli anarchici non volendo la dittatura (egli ci fa dire dittatura proletaria, mentre noi stiamo continuamente protestando contro questa espressione che è tanto bugiarda, quanto quella di governo popolare usata dai democratici) debbono o rimandare la rivoluzione a quando tutto il genere umano avrà concepito l'ideale anarchico, o debbono supporre che dopo ventiquattro ore di rivolta tutti diventino immediatamente anarchici.

Cerchiamo di fargli capire.

Naturalmente l'insurrezione che deve abbattere il potere governativo e rendere possibile l'espropriazione della borghesia e tutto il rivolgimento rivoluzionario, si farà e vincerà... quando avrà forze sufficienti. In molti o in pochi, maggioranza o minoranza, favoriti o meno dalle circostanze, si vince... quando si vince. La lotta attiva è sempre tra minoranze: da una parte il governo che usa per la sua opera di repressione la parte più incosciente del proletariato e tutti i mezzi che il possesso del potere sociale mette a sua disposizione; dall'altra i rivoluzionari, i quali, sposando gli interessi e le passioni delle masse, rinforzandosi man mano colla propaganda e coll'organizzazione, cercano di utilizzare tutte le circostanze favorevoli per abbattere il governo.

Ma dopo?

Per i non anarchici, per gli autoritari, socialisti o non socialisti, la cosa è semplice: essi intendono mettersi al posto dei governanti caduti e servirsi, come fa qualsiasi governo, delle forze sociali, delle forze di tutti per imporre colla violenza il proprio programma: il che significa in pratica gli interessi propri e quelli dei propri amici e della propria clientela.

Gli anarchici invece intendono conquistare la libertà per tutti, la libertà effettiva, si intende, la quale suppone i mezzi per esser liberi, i mezzi per poter vivere senza esser obbligati di mettersi alla dipendenza di uno sfruttator individuale o collettivo

Noi non riconosciamo il diritto della maggioranza di far la legge alla minoranza, anche se la volontà della maggioranza fosse, in questioni un po’ complesse, realmente accertabile. Il fatto di avere la maggioranza non dimostra niente affatto che uno ha ragione che anzi l'umanità è stata sempre sospinta in avanti dall'iniziativa e dall'opera di individui e di minoranze, mentre la maggioranza è di sua natura lenta, conservatrice, ubbidiente a chi è più forte, a chi si trova in posizioni vantaggiose precedentemente acquisite.

Ma se non ammetiamo affatto il diritto delle maggioranze a dominare le minoranze, respingiamo anche più il diritto delle minoranze a dominare le maggioranze. Sarebbe assurdo sostenere che si ha ragione perché si è minoranza. Se v’è in tutte le epoche delle minoranze avanzate e progressiste v’è anche delle minoranze arretrate e reazionarie; se vi sono degli uomini geniali che precedono i tempi, vi sono anche dei pazzi, degli imbecilli e specialmente degli inerti che si lasciano trascinare incoscientemente dalla corrente in cui si trovano.

Del resto non è questione di aver ragione o torto: è questione di libertà, libertà per tutti, libertà per ciascuno purché non violi... l'eguale libertà degli altri.

Nessuno può giudicare in modo sicuro chi ha ragione o torto, che è più vicino alla verità e quale via conduce meglio al maggior bene per ciascuno e per tutti. La libertà è il solo mezzo per arrivare, mediante l'esperienza, al vero ed al meglio: e non vi è libertà se non vi è la libertà dell'errore.

Per noi dunque bisogna arrivare alla pacifica e proficua convivenza tra maggioranza e minoranza mediante il libero accordo, la mutua condiscendenza, il riconoscimento intelligente delle necessità pratiche della vita collettiva e dell'utilità delle transazioni che le circostanze rendono necessarie.

Noi non vogliamo imporre niente a nessuno, ma non intendiamo sopportare imposizioni di alcuno.

Felicissimi di veder fare da altri quello che non potremo far noi, pronti a collaborare cogli altri in tutte quelle cose quando riconosciamo che da noi non potremmo far meglio, noi reclamiamo, noi vogliamo, per noi e per tutti la libertà di propaganda, di organizzazione, di sperimentazione.

La forza bruta, la violenza materiale dell'uomo contro l'uomo deve cessare di essere un fattore della vita sociale.

Noi non vogliamo, e non sopporteremmo, gendarmi, né rossi, né gialli, né neri.

Siamo intesi?

 


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