Alexander Berkman

Sull'anarchia

(1929)

 


 

Nota

Una appassionata introduzione all'anarchia, che cerca di dissipare le paure di coloro che vorrebbero barattare la loro libertà per ottenere una illusoria sicurezza, sotto le ali falsamente protettive del Grande Fratello, lo Stato territoriale.

Fonte: Alexander Berkman, What is anarchism? Estratti dal Capitolo XX e XXI, AK Press, Edimburgo 2003.

 


 

Che cos’è l’anarchia?

Ci puoi dire in breve - chiede un amico - che cosa è davvero l’Anarchia?”

Ci proverò. Detto in poche parole, l’Anarchia insegna che possiamo vivere in una società in cui non vi sono coercizioni di alcun tipo.

Una vita senza coercizioni significa naturalmente libertà; significa essere liberi da imposizioni e costrizioni, e la possibilità di condurre una esistenza come conviene meglio all’essere umano. Non puoi godere di una vita simile se non elimini le istituzioni che limitano la tua libertà e si intromettono nella tua vita, se non cancelli le condizioni che ti costringono ad agire diversamente da quello che tu vorresti.

Quali sono queste istituzioni e condizioni? Vediamo che cosa dobbiamo eliminare per assicurare una esistenza libera e armoniosa. Una volta che sappiamo quello che deve essere tolto di mezzo e che cosa ne deve prendere il posto, troveremo anche il modo di realizzare ciò.

Quindi, che cosa dobbiamo eliminare per garantire la libertà?

Innanzitutto, certamente, la cosa da eliminare è quella più invasiva, che ti ostacola o ti impedisce di agire liberamente; la cosa che interferisce con la tua libertà e ti obbliga a vivere diversamente da come vorresti se potessi scegliere liberamente.

Quella cosa è il governo.

Osserva attentamente e a lungo e vedrai che il governo è il massimo invasore, in misura maggiore del peggiore dei criminali. Riempie il mondo con la violenza, con la frode e l’inganno, con l’oppressione e la miseria. Come ha detto un grande pensatore del passato: “il suo alito diffonde veleno”. Esso corrompe tutto quello che tocca.

Sì, il governo significa violenza ed è un male,” tu lo ammetti, “ma possiamo fare a meno di lui?”

Questo è proprio ciò su cui voglio soffermarmi. Ora, se ti chiedessi se tu hai bisogno del governo, sono sicuro che mi risponderesti che tu non ne hai bisogno, ma esso è necessario per via delle altre persone.

Eppure, se tu chiedessi a uno qualunque di questi “altri” egli risponderebbe come hai fatto tu: direbbe che lui non ne ha bisogno ma che è necessario “a causa degli altri.”

Perché ognuno pensa di essere una persona ammodo anche senza la presenza del poliziotto, ma che per “gli altri” il bastone è assolutamente necessario?

“Le persone commetterebbero furti e si ammazzerebbero tra di loro se non ci fosse il governo e non ci fossero le leggi.” Questo è quello che tu affermi.

Se è davvero così, per quale motivo agirebbero in tal modo? Lo farebbero solo perché ciò reca loro piacere o a causa di taluni motivi? Forse, se esaminiamo questi motivi, possiamo scoprire la cura a tale comportamento.

Supponi che tu, io e un gruppo di altre persone siamo naufragati su una isola ricca di frutti di ogni genere. Certamente ci metteremmo all’opera per raccogliere tali frutti. Ma, supponiamo che una persona del gruppo dei naufraghi dichiari che tutto gli appartiene, e che nessuno possa godere di un singolo boccone se non paga a lui un tributo. Questo fatto ci riempirebbe di indignazione, non è vero? Rideremmo delle sue pretese. Se egli cercasse di causare disordini per fare valere le sue pretese, potremmo gettarlo in mare e questo gli servirebbe di lezione, non è forse vero?

Supponi inoltre che noi e i nostri padri avessimo coltivato l’isola e l’avessimo arricchita con tutto quello che serve per una esistenza confortevole, e che qualcuno arrivasse e pretendesse che tutto ciò gli appartiene. Cosa diremmo? Lo ignoreremmo, non è vero? Gli potremmo dire che può godere con noi di quei beni e unirsi alle nostre attività. Ma supponiamo che egli insista a sostenere che tutto gli appartiene e che esibisca un pezzo di carta a prova di ciò? Gli diremmo che è pazzo e continueremmo nelle nostre faccende. Ma se egli avesse un governo che lo sostiene, farebbe ricorso ad esso per la protezione dei “suoi diritti”, e il governo invierebbe poliziotti e soldati che ci caccerebbero via e installerebbero al nostro posto il “proprietario legale”.

Questa è la funzione del governo; questo è il motivo per cui esiste il governo e questo è quello che fa tutto il tempo.

Ora, tu pensi ancora che senza questa cosa chiamata governo noi ruberemmo e ci ammazzeremmo l’un l’altro?

Non è forse vero che con il governo noi rubiamo e ammazziamo? Perché il governo non ci garantisce nei nostri diritti di possesso ma, al contrario, ci espropria a profitto di coloro che non hanno alcuna legittimità al riguardo.

Se dovessimo svegliarci domani mattina per apprendere che non vi è più alcun governo, saresti tu il primo a correre in strada per ammazzare qualcuno? No, tu sai benissimo che questa è una stupidaggine colossale. Chiaramente facciamo riferimento a persone sane di mente, alla gente comune. Il pazzo che vuole commettere un omicidio non chiede prima se c’è o non c’è un governo. Tali persone dovrebbero essere curate da medici e psichiatri; accolte in un ospedale e trattate per la loro patologia.

È probabile che se tu o un altro vi svegliaste un bel giorno scoprendo che non c’è più il governo, voi iniziereste ad organizzare la vostra vita tenendo conto di questa nuova situazione. Certamente è molto probabile che, se tu vedessi alcune persone rimpinzarsi di cibo mentre tu rimani digiuno, chiederesti di avere anche tu la possibilità di nutrirti e saresti perfettamente nel giusto a questo riguardo. E altrettanto farebbero gli altri, il che significa che le persone non accetterebbero che una persona si appropri di tutte le risorse: esse vorrebbero che fossero condivise. Ciò significa inoltre che i poveri non accetterebbero più di rimanere poveri mentre altri navigano nel lusso. Significa che il lavoratore si rifiuterebbe di cedere i frutti del suo lavoro al padrone che pretende di essere “proprietario” della fabbrica e di ogni cosa che vi è prodotta. Significa che l’agricoltore non permetterebbe che migliaia di ettari di terra giacciano inutilizzati mentre lui non ne ha abbastanza per mantenere sé e la sua famiglia. Significa che a nessuno sarebbe permesso di monopolizzare il suolo o i macchinari per la produzione. Significa che la proprietà privata dei mezzi di produzione, che sono la fonte del vivere, non sarebbe più tollerata. Sarebbe considerato un crimine estremamente grave il fatto che alcuni siano proprietari di beni che non potrebbero utilizzare se vivessero una dozzina di vite, mentre il suo prossimo non ha abbastanza cibo per i suoi figli. Significa che tutti prenderebbero parte alla ricchezza sociale e che tutti contribuirebbero a generarla.

Significa, in breve, che quando il governo è eliminato, anche la schiavitù salariale e il capitalismo devono scomparire, perché non possono esistere senza il sostegno e la protezione del governo. Proprio come l’individuo che pretendeva di monopolizzare le risorse dell’isola, a cui ho accennato prima, il quale non potrebbe far valere le sue assurde pretese senza l’intervento del governo.

Oh, ma questo è il Comunismo.” esclama il tuo amico, “e tu hai invece sostenuto di non essere un Bolscevico!”

No, io non sono un Bolscevico, perché i Bolscevichi vogliono che ci sia un governo potente, cioè lo Stato, mentre Anarchia significa fare del tutto a meno dello Stato o governo.

Ma - tu chiedi - i Bolscevichi non sono Comunisti?”

Si, i Bolscevichi sono Comunisti, ma loro vogliono la loro dittatura, il loro governo, per costringere le persone a vivere sotto il Comunismo. Il Comunismo Anarchico, al contrario, significa Comunismo volontario, Comunismo come prodotto di una libera scelta.

Vedo la differenza. Certamente non sarebbe una brutta cosa” ammette il tuo amico. “Ma TU pensi davvero che ciò sia possibile?”

 

È possibile l’anarchia?

Sarebbe possibile,” affermi tu, “se potessimo fare a meno del governo. Ma, davvero, noi possiamo farne a meno?”

Forse il modo migliore per rispondere a questo interrogativo è esaminare la tua propria vita.

Quale ruolo gioca il governo nella tua esistenza? Ti aiuta a vivere? Ti nutre, ti veste e ti alloggia? Hai bisogno del suo aiuto quando lavori o ti diverti? Se stai male, chiami il medico o il poliziotto? Può il governo procurarti delle capacità superiori a quelle che ti ha dato la natura? Ti può, ad esempio, proteggere dalla malattia, dalla vecchiaia e dalla morte?

Prendi in considerazione la tua vita di ogni giorno e troverai che, in realtà, il governo non è un fattore attivo in tutto ciò eccetto quando inizia a interferire nelle tue faccende, quando ti obbliga a fare certe cose e ti proibisce dal farne altre. Ti costringe, ad esempio, a pagare le tasse e a mantenerlo, che tu lo voglia o no. Ti fa indossare una uniforme e ti arruola nell’esercito. Si intromette nella tua vita personale, ti comanda a bacchetta, ti costringe, prescrive a te come devi comportarti e, in generale, ti tratta come piace a lui. Ti dice anche che cosa devi credere e ti punisce se pensi o agisci in modo diverso. Ti indirizza su cosa mangiare e bere, e ti mette in prigione o addirittura ti ammazza in caso di disubbidienza. Ti comanda e ti domina ad ogni passo della tua vita. Ti tratta come uno scolaretto cattivo o come un ragazzino irresponsabile che ha bisogno della mano ruvida di un guardiano, e se disobbedisci ti ritiene comunque responsabile.

Più oltre esamineremo i dettagli di una esistenza nell'ambito dell’Anarchia, e vedremo quali condizioni e istituzioni saranno presenti in quella forma di organizzazione, come funzioneranno e che effetto avranno probabilmente sugli esseri umani. Per ora voglio solo accertarmi che una tale condizione è possibile, che l’Anarchia è attuabile.

Come vive generalmente l’essere umano al giorno d’oggi? Quasi tutto il suo tempo è occupato dalla necessità di guadagnarsi da vivere. Tu sei così preso dalle preoccupazioni del vivere che a malapena ti rimane il tempo di vivere davvero, di godere della vita. Non ne hai né il tempo né le risorse. Sei fortunato se hai una fonte di reddito, un lavoro. Di tanto in tanto arrivano tempi bui: non c’è lavoro e migliaia di persone perdono il loro impiego, ogni anno, in ogni paese.

Quei periodi di depressione economica significano assenza di reddito, di salario. Ne conseguono preoccupazioni e privazioni, malattie, disperazione e persino suicidi. Si assiste alla diffusione della povertà e del crimine. Per alleviare la miseria si costruiscono ricoveri, strutture per i poveri, ospedali che curano gli indigenti, e tutto ciò è pagato con le tue tasse. Per prevenire il crimine e punire i criminali ti è chiesto di sostenere la polizia, gli investigatori, la repressione statale, i giudici, gli avvocati, le prigioni, i carcerieri. Puoi immaginare qualcosa di più insensato e disfunzionale? I deputati promulgano leggi, i giudici le interpretano, i vari burocrati le applicano, la polizia individua e arresta il criminale, e alla fine il carceriere lo prende in custodia. Parecchie persone e istituzioni sono impegnate nel far sì che i disoccupati non rubino e li puniscono se cercano di farlo.

Solo allora gli sono garantiti i mezzi per sopravvivere, la cui mancanza aveva spinto il disoccupato a infrangere la legge. Dopo un periodo di detenzione, lungo o breve, ritorna libero. Se non riesce a trovare lavoro il circolo vizioso di furti, arresti, processi e carceri ricomincia di nuovo.

Questa è una immagine molto sommaria ma tipica della stupidità del nostro sistema; idiota e inefficiente. I legislatori e il governo sostengono questo sistema.

Non è forse strano che molte persone ritengano che non possiamo fare a meno del governo, quando, nella realtà dei fatti, la nostra vita, quella vera, non mostra alcuna connessione con lo stato, alcun bisogno di esso, ed è solo disturbata quando la legge e il governo si intromettono nella nostra esistenza?

Ma la sicurezza e l’ordine pubblico,” tu ribadisci, “possono forse essere garantiti senza la legge e il governo? Chi ci proteggerà dai criminali?”

La verità è che, quello che si chiama “legge e ordine” è, in realtà, il peggiore dei disordini. Quel poco di ordine e di pace che abbiamo adesso sono dovuti al buon senso e allo sforzo congiunto delle persone, per lo più nonostante le intromissioni del governo. Hai forse bisogno del governo per dirti di non attraversare la strada quando passano le auto? Hai bisogno di una legge che ti prescriva di non gettarti dal ponte di Brooklyn o dalla torre Eiffel?

L’individuo è un essere sociale: non può esistere in isolamento; vive in comunità o società. Dai reciproci bisogni e interessi comuni derivano modi di organizzazione che ci procurano sicurezza e conforto. Questa co-operazione è libera, volontaria; non richiede costrizioni da parte di alcun governo. Tu diventi membro di una associazione sportiva o di una società canora perché le tue inclinazioni ti spingono a farlo, e cooperi con gli altri partecipanti senza bisogno che qualcuno ti costringa a farlo. Il ricercatore scientifico, lo scrittore, l’artista e l’inventore seguono la loro ispirazione che li porta a impegnarsi in una attività benefica per altri. Le loro inclinazioni e bisogni sono la migliore motivazione: le interferenze di qualsiasi governo o potere possono solo ostacolare i loro sforzi.

Attraverso tutte le espressioni della vita scoprirai che i bisogni e le tendenze delle persone li spingono ad associarsi per la reciproca protezione e assistenza. Questa è la differenza tra gestire le cose e governare gli individui; tra il compiere qualcosa per libera scelta e l’essere forzati a farlo. È la differenza tra la libertà e la costrizione, tra l’anarchia e il governo, perché anarchia significa cooperazione volontaria invece di partecipazione obbligatoria. Significa armonia e ordine invece di interferenze e disordine.

Ma chi ci proteggerà contro il crimine e i criminali?” ritorni a chiedere.

Piuttosto che porre questa domanda, chiediti se il governo davvero ci protegge contro di loro. Non è forse vero che il governo genera e mantiene le condizioni favorevoli alla diffusione del crimine? Non sono forse le violazioni della propria sfera personale e le violenze commesse dai governi che generano uno spirito di intolleranza e persecuzione, di odio e di ulteriore violenza? Il crimine non si espande forse con la crescita della povertà e dell’ingiustizia alimentata dal governo? Non è forse il governo stesso la fonte della più grande ingiustizia? Il crimine è il portato di talune condizioni economiche, della mancanza di equità sociale, dei misfatti e dei mali di cui il governo e i monopoli sono responsabili. Il governo e la legge possono solo punire il criminale. Non possono né curare né prevenire il crimine. La sola cura per il crimine consiste nell’eliminare le sue cause, e questo il governo non lo può fare mai in quanto esiste proprio per mantenere quelle cause. Il crimine può essere eliminato solo facendo venir meno le condizioni che lo generano. Il governo non può farlo. L’anarchia significa proprio questo: eliminare quelle condizioni. I crimini che hanno come causa il governo, la sua oppressione e ingiustizia, o che sono generati dalle iniquità e dalla povertà, questi crimini scompariranno con l’Anarchia. Essi costituiscono, di gran lunga, la percentuale maggiore dei crimini commessi. Altri rimarranno per un certo periodo, come i crimini che risultano dalla gelosia, dalla passione, e dallo spirito di costrizione e di violenza che domina il mondo attuale. Ma i crimini che risultano dal potere autoritario e dalla concentrazione della proprietà, questi crimini scompariranno gradualmente in presenza di condizioni sane e con la fine di quella atmosfera che li teneva in vita.

 


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