Nota

Questo testo è stato pubblicato come opuscolo allegato alla rivista settimanale Les Temps Nouveaux (16-22 Aprile 1898). Il titolo originale era: “La liberté par l’enseignement” (L’école libertaire). Fu sottoscritto da varie personalità del tempo.

 


 

Per quanto riguarda l’educazione e l’insegnamento, il Potere ha come finalità quella di accaparrarsi l’essere umano sin dalla sua più giovane età, quando la sua capacità di giudizio non è sviluppata, le sue esperienze carenti, la sua mente ingenua e fiduciosa.

Per deprimere la ragione a danno della libertà, il potere si è impossessato dell’intelligenza e della volontà per incatenare gli esseri umani, senza che essi se ne rendano conto, attraverso una lunga pratica fatta di pregiudizi, di paure e di innumerevoli impedimenti.

Lo Stato, intuendo assai bene, sulla scia della Chiesa, che l’individuo sente nel corso di tutta la sua vita l’influenza subita durante il periodo scolastico, si è arrogato il diritto di posare la sua mano dispotica sui cervelli e sui cuori per marcarli con la sua impronta indelebile.

Insegna la morale? Certo, la sua. Insegna la storia? Sì, la sua ancora. L’istruzione civica, i principi elementari del diritto o dell’economia politica, ecc.? Si tratta sempre, ad ogni modo, del panegirico entusiasta delle istituzioni esistenti, della forza eretta a diritto.

Un direttore di scuola, assai spesso stizzoso, scorbutico e sgradevole, e che sembra prendere come suo compito quello di fare dei suoi studenti un allevamento di pecore di Panurge [1] in contemplazione della sua infallibilità, è incaricato di inculcare nel cervello del fanciullo una massa di conoscenze poco attraenti in sé stesse e presentate sotto il loro aspetto più sgradevole e il meno facilmente comprensibile. Al ragazzo si ordina di restare immobile per ore intere davanti ad una cattedra, un libro o un quaderno. Così facendo, l’alunno deve sforzarsi di sopprimere e soffocare, nel più profondo del suo animo, la spinta imperiosa della sua naturale vivacità.

Ogni scoppio involontario della sua debordante vitalità è severamente punito. Alla sua età, rigogliosa di energie, si esige da lui che si comporti in maniera seria e posata, alla pari del docente impassibile incaricato del suo insegnamento.

È forse costui una guida, un consigliere, una persona animata da una vocazione, un amico? Niente di tutto ciò. È un mestierante, un servitore che esegue degli ordini, impossibilitato ad esprimere in tutta sincerità ciò che crede essere la verità.

La scuola, nella società attuale, non è che l’anticamera della caserma, dove si compirà alla perfezione l’addestramento finalizzato all’asservimento.

Oltre alla costrizione fisica, ci si adopera a pervertire il senso morale del fanciullo attraverso tutta una serie di esempi storici idioti, una esaltazione costante dei crimini dei potenti e la condanna feroce di tutte le attività che non mirano al profitto.

Si eccita la mente del fanciullo descrivendo dettagliatamente scene di carneficina e di violenza che sono abbellite in maniera poetica, presentando in termini eroici la forza bruta, esaltando i furti, i saccheggi e le stragi commesse dallo stato.

Gli si inculca il rispetto del potere e di coloro che lo detengono, l’ammirazione per i grandi conquistatori, il disprezzo per coloro che si ribellano e che soccombono lottando per la loro liberazione; l’amore per glorie fasulle, per i lustrini, i pennacchi, le uniformi, la bandiera.

Gli si instilla l’odio cieco e criminale per i popoli che abitano al di là di un certo fiume, l’infatuazione stupida e irragionevole per la propria razza e il disprezzo per tutte le altre.

Lo si porta a condannare i poveri, ad adulare i ricchi e a detestare tutte le vittime, passate o presenti, della tirannia, dell'intolleranza, della doppiezza o della vigliaccheria governativa.

Un coacervo di veleni, appositamente distillati, per annullare le forze, far scomparire le energie e pervertire gli animi.

 

* * *

Il nostro approccio educativo intende sopprimere i tre aspetti pesantemente negativi dai quali derivano tutte le iniquità sociali: la disciplina, i programmi, il voto.

La Disciplina imposta, che genera inganni, furberie, menzogne;

I Programmi uniformi, che schiacciano la creatività, l’iniziativa, la responsabilità;

Il Voto, che produce rivalità, gelosie, odi.

Il nostro approccio educativo sarà integrale, razionale, misto e libertario.

Integrale. — Perché tenderà allo sviluppo equilibrato di tutto l’essere e fornirà un insieme completo, armonioso, sintetico, avanzato in tutti i campi delle conoscenze, intellettuali, fisiche, manuali, professionali, e questo a partire dalla più giovane età.

Razionale. — Perché sarà basato sulla ragione e sarà in sintonia con i principi della scienza attuale e non dei dogmi di fede; mirerà allo sviluppo della dignità e dell’indipendenza personali e non del pietismo e dell’ubbidienza cieca; e tenderà al superamento di un Dio fittizio, pretesto eterno e assoluto di asservimento.

Misto. — Perché favorirà l’educazione congiunta dei due sessi con una frequentazione costante, fraterna, familiare dei ragazzi e delle ragazze, dando all’insieme dei costumi sociali una sua serenità. Lungi dal rappresentare un pericolo, questa frequentazione allontana dalle menti dei ragazzi le curiosità malsane e diventa, nelle giuste condizioni in cui è praticata, una garanzia di protezione dei fanciulli e di elevata moralità.

Libertario. — Perché sancirà infine la cessazione progressiva del potere a vantaggio della libertà, — lo scopo finale dell’educazione è infatti quello di formare degli esseri umani liberi, pieni di rispetto e di amore per l’altrui libertà.

Tale è, a grandi linee, l’approccio educativo e di istruzione del nostro progetto.

Noi riteniamo che l’educazione sia un mezzo potente per diffondere e far crescere negli spiriti le idee di generosità umana. È uno strumento che aiuta, molto più di altri, ad elevare il livello morale dei giovani. A causa della suscettibilità e impressionabilità dell’organo sul quale agisce, la sua azione è di primaria importanza. L'educazione può decidere dell’avvenire di una intelligenza, aprendo orizzonti prima sconosciuti. L’insegnamento può essere il motore più attivo di progresso attraverso l’influenza diretta che esercita sulla fioritura delle idee e il loro ulteriore sviluppo. Può diventare la leva che solleverà il mondo e che cancellerà per sempre gli errori, le menzogne e le ingiustizie. La sua portata può essere immensa, la sua missione nobile ed elevata, perché l’educazione deve avere per scopo l'innalzamento dell’umanità.

In effetti, il più grande servizio reso all’umanità non è forse quello di strappare il velo che si mantiene ostinatamente sui suoi occhi, e mostrare quali idoli fasulli si insegna ad adorare e la miseria delle argomentazioni in virtù delle quali si pretende di imporre il rispetto?

In questi tempi di indifferenza, desolazione, in cui domina la mediocrazia, non è impresa facile quella di fondare una Scuola Libertaria che rompa apertamente con gli antichi modi di procedere.

Mettendoci all’opera, noi non ci nascondiamo le difficoltà del progetto. Il compito sarà faticoso e duro, la strada irta di ostacoli. Ma più grandi saranno gli ostacoli, più tenaci saranno i nostri sforzi.

Quest’opera non deve essere solo di alcuni ma deve essere e sarà l’opera di tutti: degli spiriti aperti alle innovazioni importanti, delle persone curiose di sperimentare, degli amanti del nuovo, di coloro che sono desiderosi di una giustizia elevata e di moralità sociali.

Agli individui ricchi di cuore, a qualunque formazione essi appartengano, chiediamo di darci il loro sostegno morale e materiale. 

 

Il Comitato d’iniziativa
Elisée Reclus — Louise Michel — J. Grave — J. Ardouin — Ch. Malato —
E. Janvion — L. Matha — J. Degalvès — L. Tolstoj — A. Girard —
P. Kropotkin — J. Ferrière — L. Malquin.

 


Nota

[1] L’espressione “pecore di Panurge” (moutons de Panurge) fa riferimento ad un episodio descritto da Rabelais nel suo Gargantua e Pantagruel, in cui Panurge getta a mare una pecora e tutte le altre la seguono nell’acqua. In tal modo si intende designare una persona che imita senza porsi domande e segue pedissequamente gli altri.

 

 


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