Fernando Tarrida del Mármol

Questioni di Tattica
o
L'anarchia senza aggettivi

(1890)

 



Note

In questo famoso, anche se poco letto, testo di Tarrida del Mármol si ribadisce una idea che ha avuto una vita difficile presso molti anarchici attaccati alla concezione di organizzazione sociale ed economic,quella loro specifica, presentata com panacea valida per tutti. E l'idea è quella che l'anarchia è un metodo, un involucro fatto di tolleranza e di rispetto delle libere scelte di tutti e perciòl'anarchico non è interessato a fornire ricette valide per tutti, variamente definite come socialismo, comunismo, collettivismo, mutualismo, individualismo fino all'anarco-capitalismo. Tarrida del Mármol invita quindi tutti a promuovere una anarchia senza aggettivi. Nel rispetto delle scelte volontarie di ognuno, tutti troveranno prima o poi la strada che soddisfi le loro aspirazioni e i loro desideri.

Publicato su La Révolte, (6-12 Settembre 1890) (13-19 Settembre 1890).

 


 

Barcellona, ​​7 agosto 1890

Compagni de La Révolte,

Vorrei illustrarvi con chiarezza l'idea che io ho riguardo alla tattica rivoluzionaria degli anarchici francesi; è per questo, che non potendo scrivere una serie di articoli, come sarebbe il caso, vi invio una lettera personale. Voi ne ricaverete ciò che vi sembrerà buono.

La decisione rivoluzionaria non è mai stata carente al carattere francese, e gli anarchici hanno dimostrato, in innumerevoli circostanze, che essi non mancano né di agitatori né di rivoluzionari. Il numero degli aderenti al movimento anarchico è abbastanza grande, con grandi pensatori, attivisti determinati e sostenitori entusiasti, eppure la Francia, va detto, è il paese dove sono più esigue le azioni a favore dell’anarchia. Questo è il mio rovello. È per questo che vi ho detto di credere che la vostra tattica rivoluzionaria non sia quella giusta. Nulla di fondamentale divide gli anarchici francesi dagli anarchici spagnoli, e tuttavia, in pratica, ci troviamo ad una grande distanza.

Noi tutti accettiamo l’Anarchia come integrazione di tutte le libertà, e come la loro unica garanzia; come l'impulso e la somma del benessere umano.

Nessuna legge, nessuna repressione; sviluppo spontaneo di tutti gli atti naturali. Né superiori né inferiori, né governanti né governati; solo degli esseri coscienti che si cercano, che si attraggono, che discutono tra di loro, che decidono, che producono, che si amano, senza altro scopo che il benessere di tutti. È così che tutti noi concepiamo l’anarchia, e che immaginiamo la società del futuro; ed è per la realizzazione di questa concezione che noi tutti stiamo operando. Dove sono quindi le nostre differenze?

Io penso che voi altri, tutti presi dalla contemplazione dell’ideale, vi siete tracciati una linea di condotta ideale, un puritanesimo improduttivo all’interno del quale sprecate una quantità di energie in grado di distruggere gli organismi più forti, e che, essendo mal impiegate, non arrivano a produrre alcunché. Vi dimenticate che non siete circondati da esseri liberi, gelosi della propria libertà e dignità, ma da schiavi che si aspettano che qualcuno li liberi. Vi dimenticate che i nostri nemici sono organizzati e si sforzano ogni giorno di rafforzarsi ulteriormente per continuare a dominare. E infine vi dimenticate che anche coloro che operano per il bene vivono nell’attuale disorganizzazione sociale e sono pieni di vizi e pregiudizi.

Da ciò deriva che voi accettate una libertà assoluta e vi aspettate tutto dall'iniziativa individuale, a tal punto che non vi è più accordo o intesa possibile tra le persone. Nessun accordo, nessuna riunione in cui si prendono delle risoluzioni; l’importante, l’essenziale per voi è che ognuno faccia quello che gli piace.

Risultato: qualcuno che vorrebbe fare qualcosa di buono, non ha i mezzi per riunirsi con tutti quelli che la pensano come lui per esporre la sua iniziativa, farsi consigliare da loro e contare sul loro aiuto; egli è obbligato a fare tutto da solo o non fare niente di tutto.

Creare commissioni per il lavoro amministrativo, fissare dei contributi per far fronte a questa o quella esigenza - tutto ciò è visto come una imposizione. E così, se un compagno o gruppo vuole sviluppare relazioni con tutti gli anarchici di Francia o del mondo per un progetto personale, egli non ha i mezzi e deve abbandonare l'idea. Tutto ciò che non è la Rivoluzione sociale, è per voi una stupidaggine. Che cosa provano gli anarchici riguardo al fatto che i salari diventano sempre più insufficienti, che la giornata lavorativa si allunga, che gli operai sono insultati nelle imprese di produzione, che le donne sono ridotte al rango di prostitute da parte dei padroni? Fino a quando durerà il sistema borghese, questa sarà la realtà e occorre preoccuparsi solo dell'obiettivo finale. In attesa di ciò, la massa di proletari che soffre e che non crede in una prossima liberazione, non presta affatto ascolto agli anarchici.

Potrei continuare, facendo altri esempi, e il risultato sarebbe sempre lo stesso: l'impotenza. Impotenza, non perché mancano gli elementi, ma perché essi sono sparsi, senza alcun legame tra di loro.

In Spagna, noi seguiamo una tattica completamente diversa; sicuramente per voi sarà un'eresia degna della più grande scomunica, una pratica ingannevole che occorre estirpare dal campo di azione degli anarchici. Eppure, noi crediamo che solamente così noi siamo in grado di far penetrare le nostre idee tra i proletari e distruggere il mondo borghese. Come voi, anche noi ci teniamo alla purezza del programma anarchico. Non c'è nulla di così intransigente, di così categorico delle idee, e noi non ammettiamo né mezzi termini, né annacquamenti di alcun tipo. Per questo, cerchiamo di essere, nei nostri scritti, quanto più chiari ed espliciti. L'anarchia è il nostro nord, è il punto che vogliamo raggiungere e verso cui orientare il nostro cammino. Ma sulla nostra strada ci sono vari tipi di ostacoli e per superarli usiamo i mezzi che riteniamo migliori. Se non possiamo fare adattare il nostro comportamento alle nostre idee, lo facciamo notare e cerchiamo di avvicinarci il più possibile all’ideale. Ci comportiamo come farebbe un viaggiatore che vuole andare in paesi a clima temperato e che, per arrivarvi, deve passare attraverso i tropici e attraverso zone glaciali: egli si attrezzerebbe con coperture molto pesanti e con vestiti molto leggeri, che metterà da parte una volta giunto a destinazione. Sarebbe stupido, addirittura ridicolo, voler combattere con i pugni contro un nemico ben armato e corazzato.

Da quello che ho detto ne consegue la nostra tattica. Noi siamo anarchici; predichiamo l’Anarchia senza aggettivi. L'anarchia è un assioma; la questione economica è una cosa secondaria. Vi diranno che è attraverso la questione economica che l'anarchia diventa una verità; ma noi crediamo che essere un anarchico significa essere il nemico di qualsiasi autorità, di qualsiasi imposizione, e, di conseguenza, qualunque sia il sistema che uno sostiene, è perché lo si ritiene il baluardo migliore a difesa dell’Anarchia, e non lo si vuole affatto imporre a coloro che non lo accettano.

Questo non vuol dire che abbiamo messo da parte la discussione sulla questione economica. Al contrario, ci piace discutere, ma solo per fornire dei dati per la o le soluzioni finali. Delle cose buone sono state dette da Cabet, Saint-Simon, Fourier, Robert Owen e altri; ma tutti i loro sistemi sono scomparsi perché essi volevano rinchiudere la società nelle concezioni del loro cervello. Tuttavia, essi hanno prodotto cose pregevoli illuminando il problema.

Prendete nota. A partire dal momento in cui si propone di dare le linee generali della società futura, da una parte le obiezioni e le richieste degli avversari, dall'altra parte il desiderio naturale di fare un lavoro completo ed esauriente, ci portano a inventare, a tracciare, un sistema che, si può essere sicuri, scomparirà come gli altri.

Dall'individualismo anarchico di Spencer e di altri pensatori borghesi - lasciatemi passare l’espressione - agli individualisti-anarchici socialisti - non trovo altra qualificazione - c'è una grande distanza, come vi è tra i collettivisti spagnoli e quelli di un'altra regione; come tra i mutualisti inglesi e americani; come tra i comunisti.

Kropotkin, per esempio, ci parla del villaggio industriale, riducendo il suo sistema, la sua concezione, se si vuole, alla riunione di piccole comunità che producono ciò che vogliono, realizzando, per così dire, il racconto biblico del paradiso terrestre con, in aggiunta, i progressi della civiltà; mentre Malatesta, che è anche lui comunista-anarchico, indica la formazione di grandi organizzazioni che si scambieranno i prodotti e che aumenteranno ulteriormente questo potere creativo, questa attività stupefacente che dispiega il XIX secolo, purgata di ogni azione malvagia.

Ogni intelletto potente disegna, crea nuove strade per la società futura, e farà degli adepti con la forza ipnotica - se così si può dire - convincendo altri cervelli della bontà delle proprie idee - e noi tutti, in generale, elaboriamo il nostro piano particolare .

Accordiamoci quindi, come abbiamo fatto noi tutti in Spagna, nel definirci semplicemente anarchici. Nelle nostre conversazioni, nelle nostre lettere, nelle nostre conferenze, nella nostra stampa, trattiamo le questioni economiche, ma mai questi problemi dovrebbero essere causa di divisione tra gli anarchici.

Per la diffusione delle nostre idee, abbiamo bisogno di conoscerci e di incontrarci e per questo dobbiamo formare dei gruppi. In Spagna ci sono gruppi in quasi tutte le località dove sono presenti degli anarchici, ed essi sono la forza motrice di ogni movimento rivoluzionario. Gli anarchici non hanno soldi o mezzi facilmente reperibili; per ovviare a questo, molti di noi hanno deciso di offrire un piccolo contributo settimanale o mensile; così siamo in grado di mantenere le relazioni necessarie tra tutti i membri, e potremmo essere in contatto con anarchici di tutto il mondo, se le altre regioni avessero una organizzazione similare.

Nel gruppo non vi è alcuna autorità; abbiamo scelto un compagno come cassiere, un altro come segretario per ricevere la corrispondenza, ecc, ecc. Le riunioni si tengono ordinariamente ogni settimana o ogni quindici giorni, e straordinariamente ogni volta che è necessario. Per risparmiare sulle spese e sul lavoro e anche come misura cautelare in caso di vessazioni, ci siamo accordati sulla formazione di una commissione che tiene le relazioni per la regione. Questa commissione non ha potere di iniziativa: coloro che la compongono devono contattare il proprio gruppo, se vogliono fare proposte. La sua missione è di informare tutti gli altri gruppi sulle risoluzioni e proposte che gli sono comunicate da un singolo gruppo, prendere nota di tutti gli indirizzi che gli sono stati forniti, e inviarli ai gruppi che ne fanno richiesta al fine di mettersi in rapporto diretto con altri gruppi.

Queste sono le linee generali dell'organizzazione, che sono state accettate al Congresso di Valencia, e di cui voi avete parlato in un numero de La Révolte. I benefici di questa forma di organizzazione sono enormi; è lei che suscita il fuoco delle idee anarchiche. Ma siatene certi, se noi riduciamo la nostra azione all'organizzazione anarchica, otterremo ben poco. Finiremo per trasformarci in una organizzazione che discute su delle idee, degenerando sicuramente in una palestra di metafisici che discettano sulle parole. Qualcosa di simile e persino qualcosa di ancora peggio capita a voi altri. Non impiegando le vostre energie in altra cosa se non discutere sull'ideale, cadete nella trappola delle parole. Alcuni si proclamano egoisti, altri altruisti, ed entrambi vogliono dire la stessa cosa; alcuni si definiscono comunisti, altri individualisti e, sotto sotto, hanno tutti le stesse idee.

Va ricordato che la grande massa dei proletari è costretta a lavorare un numero eccessivo di ore, che essa è nella più grande miseria e quindi non può acquistare i testi di Letourneau [1], Büchner [2], Darwin, Spencer, Lombroso, Max Nordau [3], ecc. di cui conosce solo i nomi. E anche se il proletariato potesse procurarsi i testi, gli manca la preparazione in fisica, chimica, matematica e storia naturale, necessaria per ben capire quello che legge. Egli non ha il tempo per studiare con metodo, e il suo cervello non è abbastanza esercitato per poter assimilare bene questi studi. Ci sono delle eccezioni; come quella di Etienne in Germinal [di Émile Zola], menti votate al sapere che divorano tutto ciò che cade nelle loro mani, ma trattengono molto poco di quello che hanno letto.

Il nostro campo di azione non è dunque in questi gruppi, ma in mezzo alle masse proletarie.

È nei gruppi sociali che si oppongono all’organizzazione sociale attuale che noi studiamo e prepariamo il nostro piano di battaglia. Questi gruppi esisteranno fino a quando durerà il regime borghese. Ai lavoratori che non sono scrittori, importa poco se c’è o non c’è la libertà di stampa; i lavoratori che non sono degli oratori, non si preoccupano molto della libertà di tenere riunioni aperte al pubblico; essi considerano secondarie le libertà politiche, ma tutti desiderano migliorare le loro condizioni economiche, tutte desiderano scuotere il giogo della borghesia. Per questo ci saranno i sindacati e i gruppi di resistenza, fino a quando vi sarà lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Lì è il nostro posto. Abbandonandoli, come avete fatto voi, i gruppi di resistenza diventano il luogo d’incontro di quattro sfaccendati che parlando ai lavoratori di socialismo scientifico o di teoria della prassi, di possibilismo, di cooperazione, di raccogliere capitali per sostenere gli scioperi pacifici o di cercare l'aiuto e il sostegno delle autorità, li addormentano continuamente e frenano lo slancio rivoluzionario. Se gli anarchici fossero in quei gruppi, almeno impedirebbero a costoro di fare propaganda contro di noi. E se, inoltre, gli anarchici fossero, come in Spagna, gli esponenti più attivi di questi gruppi, coloro che fanno tutto il lavoro necessario senza compenso, all’opposto dei difensori del doppio gioco che li sfruttano, accadrebbe che questi gruppi sarebbero sempre dalla nostra parte.

In Spagna sono loro che, ogni settimana, acquistano una quantità di giornali anarchici da distribuire gratuitamente ai soci; sono loro che danno i soldi per sostenere le nostre pubblicazioni, o per andare in aiuto dei prigionieri e dei perseguitati. Noi mostriamo con la nostra condotta in questi gruppi che lottiamo per amore delle nostre idee; inoltre, noi interveniamo ovunque ci siano lavoratori, e anche dove non ce ne sono, quando crediamo che la nostra presenza possa essere utile alla causa dell'anarchia. È così che in Catalogna (e ora la cosa si sta facendo strada anche in altre parti della Spagna) non c'è Comune dove non abbiamo creato, o almeno aiutato, dei gruppi sotto la denominazione di circoli, atenei, centri operai, i quali, senza dirsi anarchici e senza esserlo realmente, simpatizzano con le nostre idee. Stiamo promuovendo conferenze puramente anarchiche e mescoliamo la nostra attività rivoluzionaria agli incontri musicali e letterari. Là, seduto al tavolino di un caffé, si discute, ci si vede ogni sera; o si va a studiare in biblioteca.

Qui installiamo i redattori dei nostri giornali, e i giornali che riceviamo in cambio dei nostri sono messi nella sala di lettura e questo con un'organizzazione libera e quasi senza spese. Ad esempio, nel circolo di Barcellona una persona non è nemmeno tenuta ad associarsi; lo sono coloro che lo vogliono, e il contributo di 25 centesimi al mese è anche volontario. Dei due o tremila lavoratori che vengono nei locali del circolo, solo 300 sono associati. Potremmo dire che questi locali sono il focolaio delle nostre idee; e anche se il governo ha cercato sempre dei pretesti per chiuderli, non ne ha trovati, perché i frequentatori non si dichiarano anarchici e non è in questi luoghi che teniamo incontri riservati. Qui non facciamo nulla che non si farebbe in qualche caffè frequentato dal pubblico; ma dal momento che lì vengono tutti gli elementi attivi, da lì spesso escono grandi cose, senza formalità, prendendo una tazza di caffè o un bicchiere di cognac.

Noi non trascuriamo nemmeno le società cooperative di consumo. In quasi tutti i comuni della Catalogna - tranne Barcellona, ​​dove è impossibile a causa delle grandi distanze e del modo di vivere - sono state create cooperative di consumo dove i lavoratori trovano i prodotti commestibili al prezzo più economico e di migliore qualità che presso i commercianti; e questo senza che gli associati considerino la cooperazione come l'obiettivo finale, ma solo come un mezzo da cui trarre beneficio. Ci sono cooperative che fanno grandi acquisti e dispongono di un credito di 50-60.000 franchi, e che sono state di grande utilità negli scioperi, facendo credito ai lavoratori. Negli atenei dei signori - degli studiosi, come vengono chiamati - si parla di socialismo; due dei nostri compagni vanno a iscriversi come membri (se non hanno i soldi, il gruppo li finanzia) per sostenere le nostre idee.

Lo stesso ha fatto la nostra stampa. Non ha mai trascurato le idee anarchiche; ma dà spazio a dei manifesti, a delle comunicazioni, a notizie, che, anche se possono sembrare poco importanti, servono tuttavia per far arrivare il nostro giornale e le nostre idee in alcuni comuni o in ambienti in cui nessuno le conosceva. Questa è la nostra tattica, e penso che, se la si adottasse in altre regioni, gli anarchici vedrebbero immediatamente espandersi il loro campo d’azione.

Si consideri che in Spagna la maggior parte non è in grado di leggere eppure si pubblicano 6 giornali anarchici, opuscoli, libri, volantini in gran quantità. Si fanno continuamente incontri e senza avere dei veri agitatori, si verificano fatti molto importanti.

In Spagna, la borghesia è spietata e vendicativa e non sopporta che qualcuno della sua classe simpatizzi con noi, e quando un uomo di una certa posizione sociale o molto intelligente si mette dalla nostra parte, lo si obbliga ad abbandonarci, di modo che ci può aiutare solo di nascosto. Al contrario, la borghesia dà a costui tutto ciò che desidera, se ci lascia. Così, tutto il lavoro a favore dell’anarchia cade sulle spalle degli operai che devono utilizzare il loro tempo a scapito delle ore di riposo.

Se in Francia, Inghilterra, Italia, Svizzera, Belgio, America del Nord, dove ci sono parecchi buoni elementi, si cambiasse di tattica, immaginate quali progressi ci sarebbero !

Credo di aver detto abbastanza per chiarire la mia idea.

Vostro e per la rivoluzione sociale.

Fernando Tarrida del Mármol

 


Note

[1] Charles Letourneau (1831-1902) antropologo francese

[2] Georg Büchner (1813-1837) drammaturgo di lingua tedesca

[3] Max Nordau (1849-1923) medico e studioso di problemi sociali.

 


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