Rudolf Rocker

Federalismo

(1937)

 



Nota

L'autore prende spunto dalla storia dei liberi comuni e delle libere associazioni che fiorirono nella penisola italica durante il medioevo, e prospetta un futuro in cui il federalismo porrà fine al centralismo statale e realizzerà le aspirazioni profonde degli anarchici ad una organizzazione sociale basata su scelte libere e volontarie.

Fonte: Rudolf Rocker, Nationalism and Culture, 1937, Libro II, estratti dal capitolo 7 e 12.

 


 

Il Passato

Quella splendida cultura che si è diffusa dalla penisola italica sulla maggior parte delle città d’Europa e ha dato, anche a loro, l’impulso per una trasformazione della vita sociale, si è dispiegata in una epoca storica in cui quello spazio geografico era completamente diviso politicamente e l’idea di una unità nazionale non aveva ancora alcuna presa sulle menti delle persone. L’intera penisola era coperta da una rete di comunità autonome che difendevano la loro indipendenza, su base locale, con lo stesso impegno delle città dell’antica Grecia.

All’interno delle municipalità, gli artisti e gli artigiani, organizzati in sodalizi e associazioni di mestiere, cooperavano per un fine comune.

Le associazioni di mestiere non erano soltanto i soggetti che indirizzavano e amministravano la vita economica, ma costituivano anche l’unica base della struttura politica della comunità. Non esistevano partiti politici né uomini politici di professione, nel senso attuale. Ogni associazione eleggeva i suoi rappresentanti al consiglio municipale, e questi seguivano i dettami della loro organizzazione e cercavano, discutendo con i delegati di altre organizzazioni, di arrivare ad una soluzione comune su tutte le questioni importanti, sulla base di un libero accordo. Ogni associazione sentiva di identificarsi profondamente con l’interesse generale della città e le decisioni erano prese attraverso il voto dei rappresentanti di tali associazioni. La stessa procedura si applicava nelle federazioni di città, e la più piccola delle città commerciali aveva gli stessi diritti della più ricca delle municipalità. Infatti, dal momento che ciascuna si era unita alla federazione di sua libera scelta, ognuna nutriva lo stesso interesse nella efficienza della federazione, come tutte le altre comunità. Al tempo stesso, ogni associazione all’interno della città, e ogni città all’interno della federazione, continuava ad essere un organismo indipendente che aveva il controllo delle proprie finanze, dei propri tribunali, la sua propria amministrazione, e poteva stipulare e sciogliere accordi con le altre associazioni, di sua propria volontà. Solo le comuni esigenze riguardanti gli stessi compiti e gli stessi interessi riunivano parecchie associazioni di mestiere e municipalità in organismi associativi dello stesso tipo, al fine di essere in grado di portare a compimento progetti di più ampio scopo.

Il grande vantaggio offerto da questo sistema consisteva nel fatto che ogni membro di una associazione, come pure i rappresentanti dell’associazione nella struttura più grande, potevano facilmente tenersi al corrente del suo agire. Ognuno trattava di questioni che capiva perfettamente e decideva a questo riguardo, in quanto erano temi su cui poteva intervenire come un esperto e un profondo conoscitore della materia. Se si confronta questa istituzione con i corpi legislativi e amministrativi dello stato moderno, la sua superiorità morale appare immediatamente. Al giorno d’oggi, né colui che vota, né colui che si dice lo rappresenti, sono in una posizione tale da consentire loro di supervisionare, anche solo fino a un certo punto (per non dire del tutto), quel mostruoso meccanismo che è l’apparato politico dello stato centrale. Ogni delegato è obbligato, quasi ogni giorno, a prendere decisioni su materie di cui non ha alcuna conoscenza diretta e su cui deve fare affidamento al giudizio di altri. Che tale sistema debba inevitabilmente condurre al peggior tipo di disfunzionalità e ingiustizie è fuori discussione. E dal momento che l’individuo che vota non è, per gli stessi motivi, in una posizione migliore per seguire e controllare gli atti dei suoi cosiddetti “rappresentanti”, la casta dei politici di professione, molti dei quali hanno in vista solo il loro interesse, è facilmente in grado di approfittarsi di questo caos, che apre la porta ad ogni genere di corruzione morale.

Oltre a questi mali noti che sono attualmente presenti, in maniera inequivocabile e del tutto evidente, in ogni stato parlamentare, abbiamo anche la cosiddetta “rappresentanza centrale” [il Parlamento nazionale] che costituisce l’ostacolo maggiore per qualsiasi progresso sociale, in quanto è in diretta contraddizione con tutti i principi di sviluppo naturale. L’esperienza ci insegna che ogni innovazione sociale penetra innanzitutto in una piccola cerchia di persone e solo dopo, gradualmente, ottiene un riconoscimento generale. Proprio per questo motivo il federalismo costituisce la migliore garanzia per uno sviluppo libero da inutili vincoli, dal momento che lascia ad ogni comunità la possibilità di sperimentare al proprio interno qualsiasi misura che possa ritenere appropriata per far avanzare il benessere dei propri cittadini. La comunità è, quindi, nella posizione di condurre degli esperimenti pratici e cioè di mettere immediatamente alla prova dell’esperienza concreta ogni innovazione proposta. Esercita perciò una influenza viva e stimolante sulle comunità vicine che sono allora, esse stesse, poste nella condizione di giudicare della idoneità o meno delle innovazioni. Con gli attuali organismi centralizzati, la possibilità di educarsi a sviluppare ampie vedute sociali è del tutto esclusa.  In queste strutture centrali risulta, dalla natura stessa delle cose, che i settori più arretrati del paese godono della rappresentanza più forte. Non abbiamo le comunità più avanzate e quelle intellettualmente più attive che fanno da guida alle altre, con il loro esempio, ma esattamente il contrario. La più infima mediocrità è sempre al comando e ogni spinta verso l’innovazione è soffocata sul nascere; i settori più arretrati e mentalmente più fiacchi del paese mettono infiniti vincoli ai gruppi culturalmente più evoluti e con la loro opposizione bloccano qualsiasi iniziativa. Il migliore sistema elettorale non può cambiare questo dato di fatto. Spesso esso serve solo a rendere la situazione più grave e più disperata. Il germe reazionario risiede infatti nel sistema di rappresentanza centrale ed esso non è intaccato da modifiche nelle forme del suffragio.

Se una persona confronta la cultura eccezionale della grande epoca del federalismo nella penisola italica con la cultura-spazzatura (rubbishy culture) dello stato nazionale unificato che ha aleggiato così a lungo davanti agli occhi dei patrioti italiani come l’obiettivo massimo delle loro ambizioni, si comprende all’istante la differenza enorme tra le due forme di organizzazione, il federalismo e il centralismo. I risultati culturali conseguiti sono stati notevolmente differenti, come pure i presupposti intellettuali alla base di tutta la loro struttura sociale.

 

Il Presente/Futuro

Se attualmente vi è ancora una possibilità di scelta non è tra fascismo e “comunismo” ma tra dispotismo e libertà, tra l’essere dominati brutalmente e il mettersi liberamente d’accordo, tra lo sfruttamento degli esseri umani e l’operato produttivo cooperativo a vantaggio di tutti.

Fourier, Proudhon, Pi y Margall [1] e altri credevano che, nel corso del diciannovesimo secolo, sarebbe iniziata la dissoluzione dei Grandi Stati e ci si sarebbe incamminati verso un’epoca storica caratterizzata da Federazioni di Libere Associazioni e di Liberi Comuni che, a parer loro, avrebbero dato vita ad una nuova fase della storia europea. Si sono sbagliati nei tempi, ma il loro punto di vista è ancora giusto, in quanto la centralizzazione governativa ha assunto una portata che dovrebbe riempire di terrore per il futuro, in Europa e nel mondo, anche la persona meno diffidente. Solo una organizzazione sociale federale, sostenuta dall’interesse comune di tutti e basata sul libero accordo di tutte le comunità umane, può liberarci dalla maledizione costituita dalla macchina politica che si nutre del sudore e del sangue delle persone.

Il Federalismo è la cooperazione organica di tutte le forze sociali verso un fine comune, sulla base di patti liberamente concordati. Il Federalismo non è la distruzione dell’attività creativa, non è un muoversi disordinato, di qua e di là: è l’operato e l’impegno concorde di tutti i membri, per la libertà e il benessere di tutti. È l’unità di azione che sorge dalle convinzioni profonde della persona, che trova espressione nella solidarietà vitale di tutti. È lo spirito volontario che scaturisce dall’interno verso l’esterno, che non si esaurisce in una idiota imitazione di comportamenti obbligati che non permettono alcuna iniziativa personale. Il monopolio del potere deve scomparire e con esso anche il monopolio delle proprietà. E questo per consentire alle persone di liberarsi del peso che, come un macigno, schiaccia le loro anime e paralizza le ali del loro spirito.

Liberazione dell'economia dal capitalismo padronale! Liberazione della società dallo stato monopolistico! Le lotte sociali del prossimo futuro si svolgeranno per il raggiungimento di questi obiettivi, spianando la strada per una nuova era di libertà, giustizia e solidarietà. Qualsiasi movimento che colpisce il capitalismo nella sua essenza padronale e cerca di liberare l’economia dal controllo opprimente dei monopoli; qualsiasi iniziativa che si oppone all’intervento dominante dello stato e si propone l’eliminazione della violenza dalla vita della società, costituisce un passo che ci avvicina alla libertà e alla venuta di una nuova epoca storica. Tutto quello che ci dirige verso l’obiettivo contrario - comunque esso si definisca - consolida consapevolmente o inconsapevolmente le forze di quella reazione politica, sociale ed economica che, al giorno d’oggi, alza la testa in maniera più minacciosa che mai.

Con lo stato scomparirà anche la nazione - che è solo il popolo unito sotto lo stato - di modo che il concetto di umanità possa assumere un nuovo significato. Ciò apparirà chiaro in ogni componente della nuova organizzazione sociale; e dalla ricca molteplicità degli aspetti della vita sorgerà, per la prima volta, un autentico insieme sociale. 

 


 

Nota

[1] Pi y Margall (1824-1901) libertario federalista di origine catalana. Tradusse in spagnolo parecchi scritti di Proudhon e su essi si formò il suo orientamento federalista che cercò di attuare anche quando ricoprì brevemente cariche di governo.

 


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