Resoconto di una seduta della


Società di Economia Politica di Parigi

(Ottobre 1849)

 



Note

Gli economisti liberali dell'ottocento basavano tutta la loro concezione sulla libertà per quanto concerneva la produzione e gli scambi. La proposta di Gustave de Molinari di un libero mercato in materia di sicurezza si inseriva chiaramente e coerentemente in quella concezione. Eppure, come appare chiaro dal resoconto della seduta della Société d'Economie Politique di Parigi, gli economisti liberali l'hanno respinta in blocco, soggiogati dal mito dello stato come fornitore unico (monopolista) dei servizi di sicurezza. La qual cosa mostra l'incompletezza del pensiero liberale (applicato all'economia e non alla politica) e il suo incamminarsi verso il conservatorismo (il mantenimento dell'esistente attraverso lo stato centrale nazionale come garante politico dello status quo).

 


 

Premessa

In una seduta del 10 Ottobre 1849, la Société d'Economie Politique di Parigi ha dibattuto la questione sollevata dall'autore di questo scritto, e cioè se il governo può essere sottomesso al principio della libera concorrenza.
Qui riprendiamo dal Journal des Économistes (t. XXIV, p.315) un breve sommario di questo dibattito.

Dopo aver letto alcune comunicazioni, Monsieur H. Say, che presiedeva la seduta, ha proposto di portare il dibattito su un tema molto delicato e cioè sulla questione di quali siano i limiti delle funzioni dello Stato e dell'azione individuale; se questi limiti sono ben definiti, e se vi è un modo per precisarli.

 

Resoconto

Il dibattito è stato molto vivace e istruttivo.

Monsieur Coquelin, avendo preso come punto di partenza della discussione l'opinione di Monsieur de Molinari (che pensa che in futuro la concorrenza potrà stabilirsi tra Compagnie di Assicurazione capaci di garantire la sicurezza ai cittadini che sarebbero loro clienti), ha fatto notare che Monsieur de Molinari non aveva tenuto conto del fatto che, senza una autorità suprema, la giustizia non aveva il potere di sanzionare, e che la concorrenza, che è il solo rimedio contro la frode e la violenza, e che è il solo mezzo capace di far trionfare rapporti del tutto naturali tra gli esseri umani, non poteva esistere senza questa autorità suprema, e cioè senza lo Stato. Al di sotto dello Stato, la concorrenza è possibile e feconda; al di sopra dello Stato essa è impossibile, non solo da applicare ma anche da concepire.

Monsieur Bastiat è intervenuto sulla falsariga di quanto affermato da Monsieur Coquelin. Egli crede che le funzioni dello Stato devono essere circoscritte alla garanzia della giustizia e della sicurezza; ma, poiché questa garanzia esiste solo attraverso l'applicazione della forza, e che la forza non può essere riservata se non a un potere supremo, egli non riesce a comprendere quella società in cui un simile potere sia attribuito a dei corpi uguali tra di loro, e che non godrebbero di un punto d'appoggio superiore. Bastiat si è poi chiesto se la presentazione, estremamente semplice, chiara e concreta di questa idea, e cioè che lo Stato non debba avere altra funzione se non la garanzia della sicurezza, non sarebbe forse un messaggio da diffondere, utile ed efficace, in presenza del socialismo che si manifesta dappertutto, anche nello spirito di coloro che vorrebbero combatterlo.

Monsieur de Parieu, facendo seguito a Monsieur de Molinari nella discussione di un ideale molto lontano, pensa che la questione da lui sollevata consista nella lotta tra la libertà dell'individuo e l'appartenenza ad una nazione. Ora, non è impossibile conciliare, in maniera abbastanza naturale, questi due principi. Già la Svizzera offre degli esempi di popolazioni che si separano dai vecchi Cantoni per fondare degli Stati indipendenti. Essi si decentralizzano, in un certo qual modo; ma restano sotto lo schema dei rapporti di nazionalità. Monsieur Rodet ha ugualmente citato gli esempi analoghi che presenta la storia dello sviluppo dell'Unione Americana.

Monsieur Wolowski ha espresso l'opinione che la civiltà dei popoli comporta la coesistenza di due princípi che marciano in parallelo: il princípio della libertà dell'individuo, e quello dello stato sociale, che non si può disconoscere, e che è dotato di una sua vita propria. L'onorevole rappresentante non pensa che l'avvenire giochi a vantaggio di uno spezzettamento delle nazioni ma crede, al contrario, al loro ingrandimento per via di annessioni successive.

Monsieur Dunoyer, come Monsieur Coquelin e Monsieur Bastiat, pensa che Monsieur de Molinari si sia lasciato fuorviare da illusioni della logica; e che la concorrenza tra governi sia una chimera perché condurrebbe a lotte violente. Ora, queste lotte finirebbero solo con l'uso della forza, ed è prudente lasciare la forza là dove la civiltà l'ha posta, e cioè nelle mani dello Stato.
Al tempo stesso, Monsieur Dunoyer crede che la concorrenza si introduca di fatto nel governo attraverso il gioco delle istituzioni rappresentative. In Francia, ad esempio, tutti i partiti si fanno una accanita concorrenza, e ognuno offre i suoi servizi al pubblico, il quale fa delle scelte ben reali tutte le volte che va a votare.

Monsieur Raudot, che ha parlato per ultimo, ha condiviso il parere di Monsieur Wolowski sulla probabilità che si formino, in futuro, Stati sempre più grandi; ma egli pensa che questa concentrazione porterebbe i popoli alla più grande tirannia e miseria se lo Stato continuasse a tutto voler fare, e lasciasse le municipalità sotto una tutela che snerva la vita dei comuni e porta al socialismo, di cui si cominciano ad afferrare i pericoli.

 


 

Cenni biografici

Horace Émile Say (1794-1860) figlio di Jean-Baptiste Say, il massimo economista liberale francese, di cui curò la pubblicazione delle opere. È stato uno dei membri fondatori del Journal des Économistes nel 1841.

Charles Coquelin (1802-1852), economista liberale di formazione giuridica. Egli individuava la fonte delle crisi economiche ricorrenti nell'intervento statale in materia monetaria, che creava privilegi monopolistici per il settore bancario. generando instabilità e ingiustizie economiche e sociali.

Frédéric Bastiat (1801-1850), uno dei più brillanti e arguti scrittori in materia economica della prima metà dell'ottocento. È stato un sostenitore appassionato del libero scambio e un oppositore convinto delle avventure coloniali dello stato francese.
Félix Esquirou de Parieu (1815-1893) uomo politico e di governo francese. Ha incarnato ideali liberali ed europeisti al punto da essere considerato come uno dei precursori dell'idea di un federazione europea.
Louis Wolowski (1810-1876), giurista, economista e uomo politico francese originario della Polonia. Fu un sostenitore e un membro attivo dell'Associazione del Libero Scambio.

Charles Dunoyer (1786-1862) giurista ed economista. Fondatore del giornale liberale Le Censeur, ha contribuito con i suoi scritti a Le Journal des Économistes. Elaborò una concezione critica dello stato visto come l'espressione di una classe parassitaria che vive a spese dei produttori attraverso la riscossione forzata delle imposte.

Claude Marie Raudot (1801-1879) avvocato e uomo politico francese. Fu eletto come deputato all'Assemblea nazionale dal 1871 al 1876.

 


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