Errico Malatesta

Lavoro manuale e intellettuale

(1922)

 



Nota

Una spiegazione estremamente sintetica della nascita della divisione manuale/intellettuale e una visione del tutto sensata del perché è necessario superarla.

Fonte: Umanità Nova, n. 181, 10 Agosto 1922.

 


 

L’origine di questa divisione degli uomini in “intellettuali” (che poi spesso sono dei semplici oziosi senza alcuna intellettualità) e “manuali” si può riscontrare nel fatto che in epoche e circostanze in cui il produrre a sufficienza per soddisfare largamente ai propri bisogni importava uno sforzo eccessivo e sgradevole e non si conoscevano i benefizi della cooperazione e della solidarietà, i più forti o i più fortunati trovarono il modo di obbligare gli altri a lavorare per loro.

Allora il lavoro manuale, oltre essere più o meno penoso, diventò anche il segno d’inferiorità sociale; e perciò i signori volentieri si stancavano e si ammazzavano in esercizi equestri, in caccie estenuanti e pericolose, e in gare faticosissime, ma si sarebbero considerati disonorati se avessero sporcato le loro maninel più piccolo lavoro produttivo.

Il lavoro fu cosa da schiavi; e tale resta anche oggi malgrado i maggiori lumi e malgrado tutti i progressi della meccanica e delle scienze applicate, che rendono facile il provvedere abbondantemente ai bisogni di tutti con un lavoro piacevole, moderato nella durata e nello sforzo.
Quando tutti avranno il libero uso dei mezzi di produzione e nessuno potrà obbligare un altro a lavorare per lui, allora sarà interesse di tutti organizzare il lavoro in modo che riesca il più possibile produttivo ed attraente - e tutti potranno coltivare, utilmente o inutilmente, gli studi senza perciò diventare parassiti.

Non vi sarebbero parassiti, primo perché nessuno vorrebbe alimentare dei parassiti e poi perché ognuno toverebbe chedando la sua parte di lavoro manuale per concorrere alla produzione soddisferebbe nello stesso tempo il bisogno di attività fisica del proprio organismo.
Lavorerebbero tutti, anche i poeti ed i filosofi trascendentali, senza danno per la poesia e per la filosofia. Anzi…

 


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