Gian Piero de Bellis

I mono-anarchici

(2023)

 


 

Nota

Una riflessione sulla concezione anarchica e sui rischi che essa possa diventare sempre più una ideologia come le altre, dispotica, autoritaria, del tutto inutile.

 


 

La storia dei ceti dirigenti e dei governanti statali è stata sempre caratterizzata dalla ricerca dell’uniformità e dalla soppressione della varietà.

La nascita degli stati nazionali ha visto l’emergere della formula “une foi, un roi, une loi” volta a sancire la necessità della uniformità in termini di fede religiosa, obbedienza politica e osservanza giuridica. Solo attraverso l’uniformità coloro che sono al potere possono padroneggiare persone e cose.

Questo bisogno di uniformità è stato presente anche nell’ambito della produzione industriale ed era caratterizzato dall’espressione, resa famosa da Frederick Winslow Taylor e dai teorici dell’organizzazione del lavoro, della “one best way”. Essi studiavano le varie fasi di una attività produttiva alla ricerca di quello che secondo loro, era il modo migliore per effettuarla. E questo modo doveva poi essere applicato a tutti, senza tener conto delle differenze esistenti tra le persone. Essi concepivano l’operaio come un uomo-massa, sostituibile, intercambiabile, docile, obbediente ai dettami del padrone. Per il Taylor il lavoratore che compie taluni lavori manuali “sarà così stupido e flemmatico da assomigliare nella sua struttura mentale più al bue che a qualsiasi altro tipo di persona.” [1911, The Principles of Scientific Management].

Quanto alla massa dei consumatori, è famosa la frase che troviamo nell'autobiografia di Henry Ford a proposito della sua auto Modello T: "Ogni cliente può avere un'auto dipinta del colore che vuole, purché sia nera". [1922, My life and work]

In tempi più recenti, il filosofo Herbert Marcuse ha caratterizzato l’individuo delle società moderne come un essere ad una dimensione, funzionale alla produzione di massa, al consumo di massa e alla cultura di massa [1964, One Dimensional Man].

Ad ogni modo, le cose non sono sempre andate così
In passato, l’illuminismo (17th e 18th secolo) ha introdotto la critica sociale, la tolleranza religiosa, la ricerca scientifica, e ha contribuito alla nascita del liberalismo e del socialismo e del cosmopolitismo-internazionalismo. Gli orizzonti si sono allargati con i viaggi e le scoperte geografiche, gli antropologi sono andati alla ricerca di nuove culture, il progresso del sapere ha mostrato la ricca varietà della vita biologica e delle forme culturali.

Per certi aspetti, l’espressione più avanzata di queste idee di libertà, giustizia e varietà su cui poggiavano la visione liberale e quella socialista è risultata essere la concezione anarchica.

La concezione anarchica amplia il concetto liberale della libertà. Dall’idea che la libertà di un individuo finisca là dove inizia la libertà dell’altro si passa alla convinzione, ribadita da Bakunin, che “Io non sono veramente libero se non quando tutti gli esseri umani attorno a me, uomini e donne, sono ugualmente liberi. La libertà degli altri, lungi dall’essere un limite o la negazione della mia libertà, ne è al contrario la condizione necessaria e la conferma del mio essere libero.” (1870-1871, L’empire Knouto-Germanique et la Révolution Sociale en France).

E quanto alla uguaglianza dei socialisti, Kropotkin afferma esplicitamente che essa, per gli anarchici, significa equità e non uniformità.

Promuovere la libertà e l’uguaglianza vuol dire, per gli anarchici, accettare e praticare una pluralità e varietà di scelte e di stili di vita, per ciascuno e per tutti.
Il primo a definirsi anarchico, Proudhon, si è definito tale, senza aggiunte e qualifiche di sorta al termine anarchico.

Solo successivamente, gli intellettuali hanno differenziato le varie espressioni dell’essere anarchico assegnando ai loro esponenti etichette ideologiche che sono state aggiunte al prefisso “anarco”, come, ad esempio, anarco-mutualista, anarco-individualista, anarco-comunista, anarco-collettivista, ecc.

È avvenuto però che taluni aderenti a queste correnti hanno privilegiato l’etichetta ideologica rispetto al fatto pratico dell’essere contro il potere e lo sfruttamento (αν - αρχη = contro il dominio).

Il passo successivo, per costoro, è stato di pensare e sostenere che solo la loro ideologia era quella valida per combattere i padroni che dominavano e sfruttavano. Coloro che sostenevano e propagandavano questa posizione non si rendevano conto o non volevano rendersi conto che essi erano portatori di una nuova forma di dominio e di sopruso. Le loro cosiddette buone intenzioni erano diventate concezioni e pratiche dispotiche. Attraverso loro l’anarchia diventa mono-anarchia o, più sinteticamente, monarchia: l’applicazione di una mono-ideologia valida per tutti, sotto l’occhio vigile dei nuovi padroni, i sostenitori ortodossi della mono-ideologia. 

In passato taluni (Tarrida del Marmól e i sostenitori dell’anarchia senza aggettivi) hanno messo in luce questo rischio e proposto soluzioni che recuperassero il senso originario del temine (contro il dominio) e lasciassero agli individui e alle loro comunità volontarie il compito di organizzarsi secondo lo stile di vita a loro più congegnale.

Purtroppo, il dispotismo ideologico degli “anarchici” più vociferi e più sicuri di sé, per i quali le loro idee e soluzioni sono talmente buone che devono essere accettate per forza da tutti (e coloro che non le accettano sono dei fascisti e degli sfruttatori), riappare regolarmente, specialmente nella attuale diatriba, sconclusionata e controproducente, tra gli anarco-comunisti e gli anarco-capitalisti. Entrambi sono convinti di possedere la verità ultima su come la società tutta debba essere organizzata ed entrambi vorrebbero imporre a tutti la loro mono-anarchia. E questo, naturalmente, per il bene di tutta la società

Chiaramente, se uno vuole imporre a tutti le sue vedute, l’aspetto non-autoritario, che rappresenta la base fondante della concezione e della pratica anarchica, scompare totalmente.

L’anarchia infatti è:

  • Pieno illuminismo (mente aperta)
  • Piena tolleranza (vivi e lascia vivere)
  • Piena varietà-pluralità (a ciascuno il suo)

Purtroppo, se le visioni ristrette e intolleranti dei mono-anarchici dovessero prevalere nei dibattiti e nelle pratiche correnti, l’anarchia diventerebbe l’ennesimo pretesto utilizzato dai padroni per far accettare a tutti una società basata su:

  • imposizioni invece di proposte
  • conformità invece di varietà
  • imitazione invece di sperimentazione
  • costrizione invece della libertà di costruire autonomamente la propria esistenza e di praticare il proprio stile di vita.

A quel punto, alle persone raziocinanti, di mente aperta, non resterebbe altro che abbandonare anche questa concezione-ideologia, come è stato il caso di altre concezioni-ideologie del passato che sono state appropriate e stravolte da figuri in totale malafede il cui unico scopo era ed è quello di esercitare il loro potere sugli altri.

 


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