Gian Piero de Bellis

Anarco-autoritari e anarco-libertari

(2022)

 



Nota

Una chiarificazione critica su alcune posizioni del movimento anarchico che ostacolano lo sviluppo e la diffusione della concezione e della pratica libertaria.

 


 

In tutti i gruppi che vogliono rifondare-rivoluzionare l’intera società ci sono individui autoritari che credono di conoscere assai bene la direzione verso cui tutti si devono incamminare e la maniera in cui tutti devono operare.

Paradossalmente, questo avviene anche tra persone e gruppi che si dichiarano anarchici e ciò, nonostante il fatto che anarchia significhi assenza di dominio e che i primi che si sono dichiarati anarchici abbiano espressamente affermato che la liberazione degli individui è opera degli individui stessi e non di un partito e del suo gruppo dirigente che detta obiettivi e strategie. Purtroppo, la concezione anarchica, concezione mirabile e altamente accettabile da tutti per la sua apertura a tutte le esperienze e proposte non-autoritarie, è stata sviata e deformata proprio dalla presenza di elementi settari che pensano di possedere la formula magica per la liberazione di tutti quanti. Pur non essendo incline ad assegnare etichette, ben si adatta a costoro la definizione di anarco-autoritari anche se, con l’anarchia, essi nulla hanno a che fare.

Questi presunti anarchici intendono l’anarchia come una ideologa (anarchismo) e, alla pari di altre ideologie (comunismo, capitalismo) essi la vorrebbero fare accettare da tutti, anche con la forza, perché, secondo loro, il fine mirabile di creare una società anarchica giustifica qualsiasi atto di violenza da parte loro.

Ma proprio qui consiste il nocciolo del problema. L’anarchia è una concezione in cui libertà personale e varietà di sperimentare si coniugano intimamente. Per questo, l’obiettivo degli anarchici non è la costruzione di una società anarchica, unica e uniforme, in cui tutti siano anarchici – cosa, d’altronde, del tutto impossibile – ma di una realtà di vita in comune caratterizzata dalla piena libertà personale, in cui tutti, anarchici e non anarchici, possano avviare progetti sperimentali di vita individuale e sociale (comunità volontarie).

Questa posizione è stata ben espressa da Max Nettlau in uno dei suoi scritti: « Da tempo mi affascina l’idea di come sarebbe bello se, finalmente, nell’opinione comune sul succedersi delle istituzioni politiche e sociali, la fatale espressione una dopo l’altra fosse sostituita con quell’altra, molto semplice e chiara, una a fianco all’altra. »

Per cui, il compito primario di un anarchico non è rivoluzionare la società ma riorientare la propria vita e le proprie relazioni sociali, agendo in senso pienamente non autoritario e liberatorio con le persone con cui viene a contatto. Ne conseguirà chiaramente che, con lo sviluppo e la diffusione di pratiche non autoritarie, intere società arriveranno a trasformarsi in maniera radicale e l’attuale potere dominante rappresentato dallo stato vedrà il suo ruolo drasticamente ridimensionato se non soppresso. Come affermato da Gustav Landauer: « Lo stato è una relazione, un rapporto fra individui, un modo di relazionarsi fra persone, e lo si distrugge solo sostituendolo con altre relazioni, comportandosi in maniera diversa l'uno con l'altro. »

E cosa fare allora nei confronti di coloro che anarchici non sono e non vogliono esserlo? Ecco come Max Nettlau risolve la situazione: « Il problema che ci si pone di frequente, e cioè quale comportamento si dovrebbe tenere nei confronti dei reazionari che sono refrattari alla libertà, sarebbe quindi risolto in maniera molto semplice: si tengano pure il loro Stato per tutto il tempo che vogliono, per noi non ha più alcuna importanza. Lo Stato avrebbe per noi lo stesso significato e potere che avrebbero le idee strambe di una setta religiosa a cui nessuno presta attenzione. Questo si verificherà prima o poi: la libertà si fa strada dappertutto. »

Allora, sulla base di quanto è stato qui detto, è necessario esaminare brevemente quali sono le caratteristiche principali di un anarco-autoritario in modo da riconoscerlo e se possibile evitarlo per non essere trascinati in diatribe improduttive e perdite di tempo continue che ostacolano lo sviluppo e la diffusione dell’anarchia. Esse sono, a mio avviso:

  • Il menefreghismo. L’anarchico autoritario è un menefreghista di prima categoria. Il suo Io è il suo Dio. Questa posizione non ha nulla a che vedere con il vivere in disparte dalla società o con l’emergere di una sana individualità che è anzi una caratteristica precipua dell’anarchico libertario. Quindi si tratta non di individualità ma di puro e semplice egotismo, quello che Camillo Berneri qualifica come “cretinismo anarchico” che si palesa, ad esempio, quando in una riunione vi è « il tipo che vuole fumare anche se l'ambiente è angusto e senza ventilazione, infischiandosene delle compagne presenti e dei deboli di bronchi ». E di queste esperienze di menefreghismo, banali ma assolutamente deprecabili, se ne ha ancora sentore ai giorni nostri in alcuni circoli “anarchici”.

  • Il misticismo. Uno degli aspetti caratterizzanti alcune frange del movimento anarchico è il misticismo, vale a dire la trasformazione dell’anarchia (concezione e pratica individuale e sociale non autoritaria) in una religione, con i suoi dogmi riassunti in slogan mal digeriti (la proprietà è il furto, né Dio né padrone), con i suoi eroi dal dubbio o sconsiderato comportamento (Ravachol, la banda Bonnot, Émile Henry, Buenaventura Durruti), con i suoi miti (la guerra civile in Spagna). A questo riguardo, molti autori (Gerald Brennan, Frank Borkenau, Hanns-Erich Kaminski) che hanno trattato il tema della guerra civile in Spagna (1936-1939) hanno messo in luce l’aspetto profondamente religioso e addirittura mistico di parecchie componenti dell’anarchismo spagnolo. Questo spiega la furia distruttiva di molti anarchici nella Spagna di quegli anni, in prima fila nella distruzione di centinaia di chiese e nell’assassinio di circa 7000 religiosi. Si voleva sostituire una religione con un’altra e questo lo si poteva fare solo cancellando le tracce di quella precedente. Per questo l’ateismo e il sentimento antireligioso da imporre a tutti, anche con la violenza, è una componente così importante per gli anarco-autoritari.

  • Il messianismo. A coronamento di tutto ciò, vi è lo spirito messianico che conduce l’anarco-autoritario a farsi carico di una missione salvifica nei confronti di tutti quanti. Egli vuole introdurre, costi quel che costi, radicali trasformazioni sociali che dovrebbero portare, nella sua mente, alla introduzione del paradiso anarchico sulla terra. E questo, nonostante il fatto ben risaputo che “la strada verso l’inferno è lastricata di buone intenzioni”. Durante la guerra civile in Spagna, alcuni anarchici arrivarono a parlare di “dittatura anarchica” per salvare la rivoluzione, una contraddizione palese perché, come sottolineato da Vernon Richards, quando “gli anarchici impongono la loro visione sociale con la forza, cessano di essere anarchici.”

Il messianismo è presente anche, in una certa misura, in Marx e in talune frange del pensiero e dell’azione dei conservatori e dei liberali, portando a un comportamento che Frédéric Bastiat ha bollato come “dispotismo filantropico”. Non c’è quindi da sorprendersi che ne siano affetti anche gli anarchici, o meglio gli anarco-autoritari.

Se questi sono i tratti caratterizzanti degli anarco-autoritari, quelli degli anarco-libertari o anarchici o libertari tout court sono presto detti:

  • Apertura mentale
  • Sperimentazione progettuale
  • Varietà sociale

Sulla base di questi tratti che rappresentano valori e pratiche universali la concezione anarchica può attrarre l’interesse di un gran numero di persone e i progetti di liberazione degli individui dal dominio del Grande Fratello, chiunque esso sia, potrebbero riprendere nuovo slancio e avere notevoli possibilità di realizzazione.

 


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