Carlo Cafiero

Sulla abbondanza nella società del futuro

(1880)

 



Nota

Cafiero offre qui la sua visione del comunismo anarchico come regno dell’abbondanza. E in effetti, se si eliminassero sprechi, impieghi inutili, distruzioni, consumi abnormi, ecc. le risorse e i beni prodotti basterebbero a sufficienza per garantire a tutti di che vivere in maniera più che dignitosa.

 


 

La ricchezza comune, essendo disseminata su tutta la terra, pur appartenendo di diritto all’umanità intera, sarà utilizzata in comune da coloro che si troveranno alla portata di essa ed in misura di utilizzarla. È la delegazione naturale che fa l’umanità intera ad una parte di essa, di esercitare una parte dell’intero suo diritto sulla ricchezza esistente.

Le genti di questo paese utilizzeranno la terra, le macchine, gli opificii, le case ecc. di questo paese e se ne serviranno tutti in comune. Parte dell'umanità, eserciteranno il loro diritto qui, di fatto e direttamente, su di una parte della ricchezza umana. Ma se un abitante di Pechino venisse in questo paese, si troverebbe nei medesimi diritti degli altri; egli godrebbe in comune cogli altri di tutta la ricchezza del paese, nella stessa guisa che avrebbe fatto a Pechino.

L'agglomeramento degli individui del medesimo mestiere, richiesto naturalmente dalla grande fattoria o dal grande opificio meccanico, creerà la cosidetta corporazione, società o sezione di mestiere, che sarà probabilmente la forma sotto la quale si organizzerà il lavoro nel comune. Ma se questa corporazione o sezione di mestiere deterrà ed userà la parte di capitale che le concerne, ciò non vuoI dire che essa ne sarà proprietaria. Il diritto di proprietà rimane indiviso e indivisibile in tutta quanta l'umanità e noi non saremo mai partigiani della corporazione proprietaria più che dello Stato proprietario. Bel negozio faremmo davvero, distruggendo lo Stato per sostituirgli una moltitudine di piccoli Stati! Uccidere il mostro da una testa, per sostituirgliene uno a mille teste! No; l'abbiamo detto e non cesseremo di ripeterlo: non vogliamo intermediari, non vogliamo agenti, mezzani e servitori prestanti, che finiscono sempre per diventare i veri padroni: noi vogliamo che tutta la ricchezza esistente sia presa direttamente dal popolo stesso, che sia conservata nelle sue mani potenti, e che egli stesso, decida del modo migliore di goderne, sia per la produzione, che per la consumazione.

Ma, ci si domanda, si potrà attuare il comunismo? Avremo abbastanza prodotti per lasciare a ciascuno il diritto di prenderne a volontà senza reclamare dagli individui più lavoro di quanto essi stessi ne vorranno dare?
Sì, noi rispondiamo. Certamente che si potrà applicare il principio: Da ciascuno ed a ciascuno a volontà; perché, nella società futura, la produzione sarà sì abbondante, che non vi sarà il minimo bisogno di limitare la consumazione, né di reclamare dagli uomini più lavoro di quanto ne potranno o vorranno dare.

Quest'immenso aumento di produzione, del quale non possiamo oggi nemmeno farci un'idea, si può indovinare esaminando le cause che lo provocheranno, le quali possono ridursi alle tre principali:
1. l’armonia della cooperazione nelle diverse branche dell' attività, sostituita alla lotta dell'attuale sistema della concorrenza.
2. l’introduzione immensa di macchine di ogni specie.
3. l’economia considerevole di forze di lavoro, di materie di lavoro e di mezzi di lavoro, realizzata dalla soppressione della produzione nociva ed inutile.

Oggi, nel sistema di produzione capitalistica, tutto è concorrenza, lotta: lotta accanita che si fa tra capitalista e capitalista, tra lavoratore e lavoratore, tra lavoratore e capitalista; lotta da individuo ad individuo, da regione a regione, da nazione a nazione. È una guerra al coltello, nella quale la morte dell'uno è la vita dell'altro. Un operaio trova la dove un altro lo perde; il capitalista si arricchisce con l’introduzione delle macchine, migliaia di operai sono sbalzati sul lastrico; o più industrie prosperano, altre periclitano; un capitalista si arricchisce per la stessa causa, in ragione inversa, che altri falliscono.

Ora, nella società futura, come abbiamo già detto: Non più lotta fra ed uomini, ma lotta in comune di tutti gli uomini riuniti, per la più grande conquista ed il più grande sfruttamento delle forze naturali. Non più ciascuno per sè contro tutti, e tutti contro ciascuno; ma ciascuno per tutti e tutti per ciascuno. Ognuno può immaginarsi quale immenso cambiamento si otterrà nei risultati della produzione. Quanto non sarà aumentata la produzione quando ogni uomo, lungi dal dover lottare contro gli altri, sarà da essi aiutato, avendoli non più nemici ma cooperatori? Se il lavoro semplicemente cooperativo di dieci uomini ottiene risultati assolutamente impossibili per un uomo solo, quanto mai grandi non saranno i risultati che si otterranno dalla grande cooperazione di tutti gli uomini, che oggi lavorano in istato di continua e reciproca ostilità?

E le macchine? L'apparizione di questi potenti mezzi di lavoro, per grande che possa sembrarci oggi, non è che infinitamente piccola in paragone di quella che sarà nella società a venire.

L'introduzione delle macchine è oggi ostacolata sovente dalI’interesse del capitalista, il quale «è diretto ne' suoi calcoli dalla differenza di valore tra le macchine e le forze di lavoro ch'esse possono spostare» (Karl Marx, Il Capitale).
Le macchine oggi non hanno per iscopo di alleggerire la minima pena al lavoratore, ma solamente di creare maggior quantità di plusvalore per ingrossare sempre più il capitale (Karl Marx, Il Capitale).

È quindi il benefizio, il tanto per cento di guadagno la sola ragione che possa oggi renderle accette. Quante macchine restano senza la minima applicazione, perché il loro uso costerebbe al capitalista più di quanto gli costa la forza di lavoro che con quelle dovrebbe supplire! La condizione più vile e misera del lavoratore dedito ad un genere di lavori più penosi è appunto la ragione che impedisce la introduzione delle macchine in quel genere di lavori. Il capitalista compra allora la sua forza di lavoro ad prezzo tanto basso che non può trovare la minima convenienza ad eseguire quel lavoro con le macchine. «Egli è così che in Inghilterra, paese delle macchine, la forza umana è prodigata per bagatella col più grande cinismo» (Karl Marx, Il Capitale).

Si vede da ciò tutta la stupidità di coloro che vengono fuori ad obiettarci con aria da uomini di spirito: Chi spazzerà le strade? Chi vuoterà i cessi? ecc. Tutto ciò sarà fatto dalle macchine; le quali non saranno più inventate ed applicate in ragione inversa, ma in ragione diretta della pena fisica e morale di un dato genere di lavoro.

Il lavoratore stesso oggi è nemico delle macchine e con ragione, perché esse sono per lui mostri affamatori, che vengono a degradarlo, a torturarlo, a schiacciarlo. Ma quanto non sarà grande il suo inlteresse ad aumentarne il numero, quando non più servo delle macchine, ma con le macchine al suo servizio, lavorerà per suo proprio conto?

Infine bisogna calcolare l'immensa economia che si realizzerà sui tre elementi del lavoro: la forza, la materia ed i mezzi di lavoro, oggi orrribilmente sciupati in una produzione assolutamente inutile, quando non è nociva all'umanità. L'enumerazione sarebbe lunga, ma ci basterà citare l'armata di terra e di mare ed il loro rispettivo armamento; la costruzione e la manutenzione delle fortezze, delle caserme, dei navigli, degli arsenali, dei cannoni e di quant'altro è richiesto per la guerra; le prigioni e quanto concerne la polizia e la giustizia; le chiese e quanto concerne il culto. E senza andare più innanzi, non vede chiaramente ognuno quante mai braccia, quanta materia e mezzi di lavoro occupano tutte queste cose tanto dannose all'umanità? E quanto prodigiosa non sarà la produzione delle cose utili a tutti, quando a questo solo scopo saranno impiegate dall'umanità tutte le forze, tutte le materie e tutti i mezzi di lavoro? Questa economia di forze di lavoro, materie di lavoro e mezzi di lavoro si realizzerà immediatamente, cominciata appena la rivoluzione; e per questo solo fatto non è a temere che fin da principio, quando le macchine non saranno ancora aumentate, la produzione possa scarseggiare. Basta gettare un'occhiata sulle statistiche del consumo della classe dominante per persuadersene.

Un illustre descrittore della terra ha detto: «La terra è abbastanza vasta per portarci tutti nel suo seno, abbastanza ricca per farci vivere tutti nell’agiatezza. Essa può dare abbastanza piante fibrose perché tutti abbiano da vestirsi, essa ha abbastanza pietre ed argilla per dar case a tutti. C'è posto per tutti i fratelli nel banchetto della vita. Ecco il fatto nella sua semplicità economica» (Elisée Reclus, Conferenza tenuta a Ginevra, 5 febbraio 1880)

SÌ, il comunismo è attuabile. Si potrà perfettamente lasciare ad ognuno prendere a volontà di ciò che avrà bisogno, perché ve ne sarà abbastanza per tutti; non vi sarà bisogno di domandare più lavoro di quanto ognuno ne vorrà dare, perché vi sarà sempre abbastanza prodotti per l'indomani.

E quest'abbondanza, che trasportando la necessità di lavorare per vivere dall’individuo alla comunità umana, libera il lavoro individuale da ogni carattere di peso e di asservimento, lasciandogli solamente l’attrattiva di un bisogno fisico e morale, assolutamente eguale a tutti gli altri bisogni di un completo sviluppo umano: studiare, vivere con la natura, ammirare il bello delle opere dell'arte, amare, ecc.

 


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